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Immagine di uno shakuhachi
Strumento costruito da Monty H. Levenson; immagine riprodotta per gentile concessione di Tai Hei Shakuhachi |
Il termine shakuhachi indica genericamente una classe di strumenti a fiato molto simili tra di loro (pur differendo in importanti dettagli). Gli shakuhachi sono ricavati da un pezzo di bambù cavo tagliato alla base della pianta in modo che l'allargamento del fusto corrispondente al piede del tronco costituisca la campana dello strumento.
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Particolari costruttivi dello shakuhachi: a sinistra: campana dello strumento, ricavata dal piede del fusto del bambù; a destra: legature che a volte vengono applicate sul corpo dello strumento per aumentare la sua resistenza (soprattutto nei confronti di variazioni di temperatura e umidità) Immagini riprodotte per gentile concessione di Tai Hei Shakuhachi | |
In passato gli shakuhachi erano costruiti in un unico pezzo ma al giorno d'oggi essi sono generalmente costituiti da due pezzi separabili per mezzo di un raccordo a flangia. Lo shakuhachi ha cinque o sei fori per le dita (a seconda del tipo): un foro posteriore (portavoce) e quattro o cinque fori anteriori. L'interno del tubo è laccato in nero o in rosso mentre la superficie esterna è spesso lasciata al naturale.
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La forma del labium di uno shakuhachi
per uno strumento di scuola Kinko (a sinistra) e di scuola
Tozan (a destra)
Immagini riprodotte per gentile concessione di Tai Hei Shakuhachi | |
La vibrazione della colonna d'aria che produce il suono è ottenuta dirigendo il soffio contro un bordo affilato (labium) come avviene per esempio anche nel flauto dolce usato nella musica europea del Rinascimento e del Barocco. Però mentre il flauto dolce ha uno stretto canale dell'aria (ricavato nel blocchetto della testata dello strumento) che dirige con precisione il flusso d'aria verso il labium, lo shakuhachi ne è completamente privo e la giusta angolazione del flusso è affidata interamente alla posizione delle labbra dell'esecutore: da questo punto di vista quindi lo shakuhachi è più simile ad un flauto traverso o ancor più alla quena usata nella musica andina. Questa caratteristica rende lo strumento più difficile da suonare ma nello stesso tempo permette quella straordinaria varietà di effetti timbrici e melodici (come glissandi e variazioni microtonali) che costituiscono il fascino particolare della sua musica.
Un esempio di tale repertorio tecnico, che è significativo anche perché testimonia della grande diversità di gusti tra musica tradizionale giapponese e musica classica occidentale, è costituito dal muraiki, un suono soffiato di altezza non definita (cioè tecnicamente un rumore) che viene ottenuto con un'emissione improvvisa di una quantità d'aria molto superiore a quella necessaria ad emettere una nota normale.
Il nome dello shakuhachi deriva da un'abbreviazione dell'espressione isshaku hachi sun [uno shaku e otto sun] che esprime la lunghezza più comune dello strumento (54.5 cm).
Lo shaku e il sun sono due unità di misura per le lunghezze usate nel Giappone antico: uno shaku corrisponde a 30.3 cm mentre un sun equivale alla decima parte dello shaku, cioè 3.03 cm.
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Ricostruzione moderna di un esemplare di shakuhachi antico
conservato nello
Shôsôin:
lo strumento è lungo 43 cm ed è fatto di bambù decorato con incisioni
(da Shiruku Rôdo no hibiki [I suoni della Via della Seta], Yamakawa Editore, pag. 105) |
Lo shakuhachi è stato introdotto in Giappone per la prima volta durante il periodo Nara come strumento utilizzato nel gagaku. Questo tipo di flauto aveva sei fori (cinque anteriori ed uno posteriore) ed era un po' più corto e sottile dello strumento usato in epoca successiva: alcuni strumenti risalenti a questa epoca sono conservati nello Shôsôin.
Questo tipo di shakuhachi è però caduto in disuso durante il periodo Heian e non è più stato usato fino alla sua reintroduzione alla fine del periodo medioevale.
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Esemplare di hitoyogiri (lunghezza: 33.6 cm)
(da Shiruku Rôdo no hibiki [I suoni della Via della Seta], Yamakawa Editore, pag. 121) |
Tipo di shakuhachi introdotto in Giappone dalla Cina durante il periodo Muromachi. Era lungo 33 cm ed aveva cinque fori (quattro anteriori ed uno posteriore). Il suo nome significa letteralmente "tagliato con un nodo solo" ed allude al fatto che, per la sua lunghezza limitata, il suo corpo comprende generalmente un solo nodo del fusto del bambù. Inizialmente usato da mendicanti per la questua, fu poi utilizzato anche nella musica d'arte; ebbe una fioritura soprattutto durante l'era Genroku (1688 - 1703) ma in seguito fu soppiantato dal fuke shakuhachi.
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Monaci Fuke suonatori di shakuhachi
(komusô) nel loro tipico abbigliamento
Immagine riprodotta per gentile concessione di Tai Hei Shakuhachi |
È il tipo di shakuhachi che era utilizzato dai seguaci della scuola Fuke (una scuola zen) come aiuto alla meditazione (si dice che per tale scuola suonare lo shakuhachi fosse equiparato alla recitazione dei sûtra); dopo la soppressione della scuola all'inizio del periodo Meiji lo strumento ha avuto una grande diffusione nella musica d'arte. I tipi di shakuhachi utilizzati al giorno d'oggi derivano direttamente da questo strumento e possono in pratica essere identificati con esso; è questo ad esempio lo shakuhachi impiegato nel genere di musica vocale da camera chiamato sankyoku.
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Diverse taglie di shakuhachi
Immagine tratta dal catalogo del costruttore Monty H. Levenson, riprodotta per gentile concessione di Tai Hei Shakuhachi |
Il fuke shakuhachi ha cinque fori (quattro anteriori ed uno posteriore): i quattro fori superiori vengono chiusi con l'indice e l'anulare delle due mani mentre per quello posteriore si usa il pollice della mano posta più in alto (la sinistra o la destra, a seconda delle preferenze dell'esecutore). Esso viene prodotto in taglie diverse a seconda del genere musicale e della scuola artistica in cui viene impiegato; la sua lunghezza più comune rimane comunque quella di 1.8 shaku (54.5 cm). L'estensione dello strumento è di circa tre ottave e mezza: le cinque posizioni principali dell'ottava bassa producono una sequenza pentatonica (nello strumento da 1.8 shaku: Re0 - Fa0 - Sol0 - La0 - Do1), ma l'intera scala cromatica può essere ottenuta per mezzo di mezzi fori e cambiamenti della posizione delle labbra.
Strumento simile allo hitoyogiri che viene usato nella musica tradizionale della regione di Kagoshima; è lungo circa circa 30 cm, ha cinque fori (quattro anteriori ed uno posteriore) e produce un suono particolarmente delicato. Due brani per tenpuku sono riportati nel disco A Collection of Unique Musical Instruments della King Records (tracce 6 e 7).
Ultimo aggiornamento: 2 ottobre 2004