| HÔGAKU -
Musica tradizionale giapponese Pagina http://www.hogaku.it/storia/kamakura/politica.html | |
| hôgaku > storia del Giappone > periodo Kamakura > politica e società |
| La nascita del governo shôgunale | |
| La reggenza Hôjô | |
| Le invasioni mongole | |
| La fine degli Hôjô e la restaurazione Kenmu | |
| La rinascita economica | |
| Le scuole buddhiste popolari | |
| Il buddhismo zen |
Nel 1180 Minamoto no Yoritomo aveva scelto Kamakura (una piccola città del Kantô, a sud dell'odierna Tôkyô) come base militare da cui dirigere la guerra contro i Taira; anche dopo la sua vittoria egli scelse di non trasferirsi nella capitale ma di rimanere a Kamakura per non perdere il contatto con le famiglie militari alleate su cui si basava il suo potere. A differenza dei suoi predecessori, Yoritomo non aspirava a cariche ufficiali a corte; nel 1192 si fece invece nominare shôgun (generale supremo dell'esercito) con il privilegio di poter trasmettere la carica ereditariamente ai propri discendenti. In origine il titolo di shôgun veniva attribuito in via temporanea ai generali incaricati di spedizioni militari contro i "barbari del Nord" (Ainu), ma con Yoritomo il titolo divenne permanente e si rivestì di un potere sempre maggiore.
Yoritomo confiscò le terre che erano state dei Taira e le distribuì ai propri alleati. Inoltre si assicurò il controllo anche sui rimanenti shôen istituendo la nuova figura dei jitô, funzionari militari che erano nominati direttamente da Kamakura e che avevano il compito di amministrare i territori per conto dei proprietari lontani (spesso nobili che risiedevano alla corte di Heian). A loro volta i jitô erano controllati da sovrintendenti provinciali (shugo) che avevano compiti di mantenimento dell'ordine pubblico e di polizia e che riferivano direttamente allo shôgun.
Inizia così quello che solitamente viene considerato come il periodo medioevale della storia giapponese. In effetti il rapporto esistente tra lo shôgun e i suoi sottoposti era molto simile a quello tra i signori feudali e i loro vassalli nel Medioevo europeo: si trattava di un rapporto basato sul legame personale tra signore e vassallo e tra le rispettive famiglie più che su una funzione svolta all'interno di un ordinamento burocratico. In questo rapporto il vassallo assumeva un obbligo assoluto di fedeltà verso il proprio signore, che si esprimeva soprattutto nel fornirgli truppe in caso di conflitto; in cambio in signore concedeva ai propri vassalli protezione in caso di aggressione e il diritto a godere delle rendite derivanti dalle terre date in concessione. Tutti questi funzionari militari erano nominati e dipendevano direttamente dallo shôgun; la loro attività era coordinata da uffici centrali dalla struttura molto semplice che risiedevano a Kamakura ed operavano soprattutto in base ad un diritto consuetudinario più che su leggi scritte.
Come nel caso del sistema feudale europeo, anche il governo shôgunale giapponese costituisce quindi il compromesso tra un'idea di stato centrale e burocratico (incarnata dalla figura dell'Imperatore) e una gestione del potere locale basata sui rapporti personali e sui vincoli familiari che deriva ultimamente da tradizioni tribali. In Europa queste due tradizioni possono essere fatte risalire alla giurisprudenza dell'Impero Romano ed alle tradizioni dei clans barbarici dell'Europa centro-settentrionale; in Giappone le due "anime" sono costituite dall'idea di stato centralizzato e burocratico importato dalla Cina Tang e fatto proprio dalla dinastia Yamato con le grandi riforme del periodo Asuka e dalla struttura sociale preesistente basata su piccole unità tribali (uji).
A differenza di quanto avvenne in Europa però in Giappone (almeno inizialmente) la struttura feudale non sostituì completamente la struttura burocratica del governo centrale ma si affiancò ad essa. Si venne quindi a creare in Giappone un doppio sistema di potere, che aveva due centri distinti nella corte imperiale di Heian e nel nuovo bakufu ["governo della tenda"] di Kamakura. Ciascuno dei due governi aveva un proprio sistema amministrativo, legislativo e fiscale; sia l'Imperatore che lo shôgun emettevano propri editti, avevano propri funzionari e riscuotevano proprie tasse.
Questo sistema misto continuò per tutto il periodo Kamakura, formalmente senza attriti in quanto le due strutture avevano in teoria ambiti di potere ben distinti (l'Imperatore aveva giurisdizione sui civili e lo shôgun sui militari); in pratica però il governo shôgunale andava diventando sempre più importante e quello imperiale diventava puramente nominale. In particolare i funzionari del bakufu cominciarono a dirottare verso le casse proprie e dello shôgun una parte sempre maggiore delle rendite che precedentemente spettavano alla nobiltà di corte. All'inizio del periodo Kamakura la frazione di tasse assorbite dai jitô era di poco superiore al 10%, ma essa crebbe progressivamente fino a diventare del 50% verso l'inizio del periodo Ashikaga. Naturalmente ciò provocò un progressivo impoverimento della corte imperiale ed una parallela perdita di potere economico e militare. Durante il periodo Kamakura questo fenomeno fu comunque parziale: l'Imperatore e la nobiltà di corte mantennero comunque possedimenti terrieri e quindi godettero di un certo potere economico che tra l'altro consentiva loro di condurre un'esistenza agiata e di proseguire il modo di vivere raffinato del periodo Heian.
In seguito, a partire dal periodo Ashikaga, tutto il potere politico effettivo passò nelle mani dello shôgun e la figura dell'Imperatore fu relegata ad un ruolo puramente nominale e sacrale. Da quel momento e fino a tutto il periodo Edo lo stato giapponese fu quindi caratterizzato da una separazione tra il potere politico effettivo (detenuto dallo shôgun) e l'autorità nominale dell'Imperatore, che peraltro non fu mai messa in dubbio poiché formalmente lo shôgun veniva nominato dall'Imperatore.
Il potere dei Minamoto non sopravvisse al suo fondatore. Yoritomo, per timore di rivalità familiari, aveva fatto uccidere molti dei suoi parenti più stretti tra cui lo stesso Yoshitsune, il fratello minore a cui doveva in buona parte la sua vittoria sui Taira. Alla morte di Yoritomo (1199) gli successe come shôgun il figlio Yoriie che era ancora minorenne; di questo fatto approfittò suo zio Hôjô Tokimasa che si fece nominare reggente (shikken) del ragazzino. Nel 1219 morì Minamoto no Sanetomo, l'ultimo discendente di Yoritomo, ma la famiglia Hôjô continuò a detenere la carica di shikken e di fatto esercitò il potere effettivo in Giappone per circa 130 anni.
Nel 1221 l'Imperatore in ritiro Go-Toba organizzò una rivolta contro il bakufu e la famiglia Hôjô nel tentativo di ristabilire il potere imperiale, ma venne sconfitto dall'esercito dello shôgun che in questo modo estese il proprio potere anche alla parte occidentale del Giappone, stabilendo una sede del bakufu anche all'interno di Kyôto per poter avere un maggior controllo sulla corte imperiale.
Nel 1232 il regime shôgunale fu istituzionalizzato con la promulgazione del codice Jôei, che regolamentava i doveri dei feudatari nei confronti dello shôgun e fissava semplici norme di diritto amministrativo e penale.
|
| La massima estensione dell'impero mongolo sotto Qubilai Khan |
Nel XIII secolo i Mongoli avevano esteso il proprio impero fino a comprendere quasi l'intera Asia continentale; nel 1215 avevano conquistato Pechino e nel 1271 riunificato sotto il proprio dominio tutta la Cina, fondando la dinastia mongola Yuan.
|
| Una scena dal Moko shurai ekotoba, un rotolo illustrato della fine del XIII secolo che descrive la resistenza giapponese contro l'invasione mongola |
Nel 1266 Qubilai Khan cercò di annettere al suo impero anche il Giappone e vi inviò un'ambasceria per chiederne la sottomissione, ma questa fu respinta. I Mongoli prepararono allora un'invasione: nel 1274 una spedizione di 40,000 uomini su 1000 navi cercò di sbarcare nel Kyûshû settentrionale, ma la flotta fu quasi completamente distrutta da un uragano e l'esercito decimato dovette ritornare in Cina. Dopo una nuova ambasceria (anch'essa respinta dai Giapponesi), i Mongoli prepararono un nuovo colossale attacco: nel 1281 una spedizione di 140,000 soldati con 4000 navi raggiunse il Giappone; dopo due mesi di strenua resistenza l'esercito giapponese stava per soccombere quando un nuovo uragano disperse e annientò la flotta mongola.
I Mongoli stavano progettando una terza spedizione, ma i preparativi furono interrotti dalla morte di Qubilai Khan nel 1294; così il Giappone fu l'unico paese che riuscì a resistere efficacemente all'attacco mongolo.
Il sito History of Japan di Mark Ravina contiene una serie di cartine che descrivono le tappe delle due invasioni mongole del 1274 e 1281.
Con il passare delle generazioni i legami di fedeltà personale tra i feudatari e lo shôgun si erano progressivamente allentati. Per di più la difesa dalle invasioni mongole aveva prostrato il paese: lo sforzo eccezionale per fornire l'esercito di uomini, armi e vettovaglie su un periodo di decenni era ricaduto soprattutto sulle popolazioni contadine e sulle province occidentali. Anche se il risultato finale era stato positivo, la guerra (solamente difensiva) non aveva prodotto nessun bottino o territorio da spartire e lo shôgun non poteva in alcun modo ricompensare i propri alleati. Quindi all'inizio del XIV secolo crebbe il malcontento dei vassalli verso il bakufu e la famiglia Hôjô. A questo si aggiunse anche il malcontento del clero che sosteneva di aver avuto una parte determinante nella vittoria suscitando contro i barbari il kamikaze ["vento divino"] che aveva distrutto la flotta mongola.
Perciò quando l'Imperatore Go-Daigo (salito al trono nel 1318) si muove contro lo shôgun cercando di ristabilire il governo imperiale, riesce a trovare un grande seguito tra i vassalli. In un primo momento l'esercito imperiale viene sconfitto (1324) e l'Imperatore stesso viene catturato e confinato nell'isola di Oki (1331). Nel 1332 però Go-Daigo riesce a tornare in Giappone e a radunare ingenti forze: quasi tutti i vassalli del Kantô si ribellano ai reggenti. Ashikaga Takauji, uno dei vassalli dello shôgun passati dalla parte dell'Imperatore, entra in Kyôto e rimette sul trono Go-Daigo (1333) mentre un altro grande feudatario, Nitta Yoshisada, distrugge Kamakura e stermina la famiglia Hôjô.
L'Imperatore Go-Daigo cerca di ristabilire il prestigio e il potere della corte di Heian limitando l'influenza dello shôgun (al cui posto egli nomina il proprio figlio) ma tale restaurazione del governo imperiale (nota con il nome di restaurazione Kenmu) ha breve durata (1333 - 1336). Infatti Takauji è una persona estremamente risoluta e non esita a conquistare Kamakura autoproclamandosi shôgun e mettendosi apertamente in guerra con Go-Daigo. Dopo alterne vicende Takauji riesce a sconfiggere l'esercito imperiale guidato da Nitta Yoshisada, entra vittorioso in Kyôto, depone Go-Daigo facendosi consegnare i tre sacri simboli del potere imperiale (la spada, lo specchio e la collana di gioielli ricurvi) e fa salire sul trono l'Imperatore Kômyô, che gli era favorevole e che lo confermò nella carica di shôgun.
Go-Daigo fugge da Kyôto e si rifugia nell'impervia regione montuosa di Yoshino dove fonda una corte imperiale in esilio, sostenendo di aver consegnato al nemico solo una copia delle insegne regali e di essere quindi ancora il legittimo Imperatore. Poiché naturalmente anche Kômyô pretendeva di essere il vero sovrano, ne nacque uno scisma imperiale che durò quasi 60 anni (periodo Nanbokuchô o "delle dinastie del Nord e del Sud", 1336 - 1392).
Un'eco delle suggestioni suscitate dall'epopea della dinastia del Sud è rintracciabile in molte opere teatrali e letterarie, tra cui ad esempio il romanzo Yoshino di Tanizaki Jun'ichirô.
A partire dal XIII secolo il Giappone conobbe una forte rinascita economica. Come era successo poco prima in Occidente il punto di partenza di questo sviluppo fu un progresso delle tecniche di coltivazione (irrigazione, concimazione, uso della trazione animale). L'eccedenza di prodotti messi a disposizione dall'agricoltura determinò la crescita della popolazione e permise l'accumulo di ricchezze e un graduale passaggio da un'economia di sussistenza ad una maggiore differenziazione e specializzazione nella produzione. Si svilupparono così attività artigianali, inizialmente legate alla trasformazione delle materie prime prodotte dall'agricoltura (fibre tessili, carta, lacca) e che in seguito si allargarono alla lavorazione dei metalli e della ceramica.
Lo sviluppo produttivo favorì lo sviluppo dell'attività commerciale: i principali villaggi e templi ospitarono mercati e fiere e cominciarono ad essere popolati da una nuova classe di artigiani e mercanti, diventando i nuclei da cui nasceranno le prime città. Al fine di superare le barriere doganali, artigiani e mercanti si riunirono in corporazioni (za) che andarono acquisendo sempre maggior potere a livello nazionale.
Nacquero anche le prime banche e si diffuse l'uso del denaro (nell'età antica il metodo principale di scambio delle merci era stato il baratto); tuttavia fino al XVI secolo il Giappone non coniò monete proprie ma utilizzò monete di rame importate dalla Cina.
Gli scambi con la Cina, che durante la seconda metà del periodo Heian si erano fatti rari e sporadici (pur senza cessare del tutto) divennero più frequenti, soprattutto per opera di mercanti e monaci buddhisti. Attraverso questi contatti vennero introdotte in Giappone nuove tecniche produttive e nuove tendenze culturali e religiose.
|
| Una scena tipica dell'iconografia religiosa Jôdo: il Buddha Amida, circondato da servitori, discende dal Cielo per accogliere l'anima di un morente (raffigurato in basso a destra) nel Paradiso della Terra Pura (dipinto su seta, tardo periodo Kamakura) |
Durante l'età medioevale continuò la diffusione del buddhismo tra le classi popolari che era già iniziata nella seconda metà del periodo Heian. In particolare ebbe una forte presa sui ceti più umili la dottrina della Terra Pura a causa della estrema semplicità e della speranza in un futuro migliore con cui si presentava. Nel corso del periodo Heian l'amidismo (la fede nel Buddha Amida che avrebbe accolto i suoi fedeli nel Paradiso della Terra Occidentale o Terra Pura) aveva aquistato crescente importanza nel buddhismo giapponese soprattutto all'interno della scuola Tendai (vedi la sezione La dottrina della Terra Pura), ma verso l'inizio del periodo Kamakura esso diede origine a due scuole indipendenti: la scuola Jôdo e la scuola Shin.
La scuola Jôdo [Terra Pura] fu fondata nel 1175 da Hônen (1133 - 1212), un monaco Tendai. Hônen portò alle estreme conseguenze la dottrina della Terra Pura: l'uomo non ha nessuna possibilità di salvarsi da solo ma deve unicamente affidarsi al potere benefico di Amida. In questa visione radicale l'unica cosa importante è una fede sincera e l'invocazione ripetuta e ossessiva del nome di Amida (attraverso la formula Namu Amida Butsu, "sia lode al Buddha Amida"): non c'è quindi nessun bisogno di Chiese, dogmi, sacerdoti o culti particolari, come del resto non ha senso la distinzione tra nobili e popolo. Per queste sue idee rivoluzionarie Hônen fu aspramente avversato dalla nobiltà ed esiliato da Kyôto.
Ancora più radicale di Hônen fu il suo discepolo Shinran (1173 - 1263) che fondò la scuola della Vera Terra Pura (o scuola Shin, cioè Vera Scuola), abolendo ogni distinzione tra monaci e laici. I seguaci di Shinran formarono comunità secolari molto attive sia sul piano culturale (attraverso grandi centri di istruzione popolare) che economico. Progressivamente tali comunità, chiamate Ikkô [unica direzione] per la loro compattezza, andarono acquistando grande potere economico e militare fino ad avere il controllo di intere regioni. Le continue rivolte di queste comunità furono uno degli elementi di instabilità del successivo periodo Ashikaga.
Le scuole amidiste conservarono una grande importanza anche in epoca successiva: le dottrine Shin e Jôdo sono le confessioni buddhiste più seguite nel Giappone contemporaneo.
Un'altra importante scuola buddhista sorta in periodo Kamakura fu la scuola Hokke (detta anche "setta del Loto" o "setta Nichiren") fondata dal monaco Nichiren nel 1253. La dottrina della scuola Hokke si basava sull'insegnamento del "Sûtra del Loto" ed era caratterizzata da una forte intransigenza verso tutte le altre dottrine e scuole buddhiste, che venivano considerate false e menzognere e come tali da abolire. Nichiren sognava la creazione in Giappone di uno stato ideale illuminato dalla dottrina del "Sûtra del Loto" e rivolse diverse proposte in questo senso allo shôgun; per queste idee radicali fu spesso in conflitto con le autorità e venne esiliato. Gli insegnamenti di Nichiren hanno fornito ispirazione, oltre che alla scuola Hokke, anche a diverse organizzazioni religioso-politiche come il Sôka Gakkai e a partiti politici come il Kômeitô [Partito della Giustizia]. Essi sono stati spesso utilizzati anche a supporto di tesi nazionalistiche, anche se idee di questo tipo erano estranee a Nichiren stesso.
Il termine zen è la lettura giapponese del vocabolo cinese chan, che significa letteralmente "meditazione". In Cina la dottrina chan ebbe una grande diffusione soprattutto durante il periodo Tang: come altre dottrine buddhiste (tra cui l'amidismo) essa fu importata in Giappone già durante il periodo Heian, ma solo a partire dal periodo Kamakura essa diede origine a due scuole indipendenti: la scuola Rinzai, fondata dal maestro Eisai (1141 - 1215), e la scuola Sôtô, fondata da Dôgen (1200 - 1253), discepolo di Eisai.
La dottrina zen dà grande importanza ad un cammino di illuminazione personale che ha come meta il raggiungimento di una comprensione intuitiva della realtà non mediata dalla ragione (satori), che viene raggiunta attraverso lunghe sedute di meditazione (zazen) e attraverso l'attenzione esercitata anche nelle occupazioni apparentemente più umili. Tale "risveglio illuminato" non è aiutato dal ragionamento e dalla logica che anzi costituiscono un intralcio in quanto imprigionano la realtà in una gabbia di concetti precostituiti, riduttivi e ultimamente illusori; per questo motivo l'addestramento zen fa volentieri ricorso a paradossi logici (kôan) o ad atteggiamenti sconcertanti o addirittura violenti (la tradizione zen è ricca di aneddoti a questo proposito). Analogamente lo zen è diffidente nei confronti della cultura e dei libri come mezzo di trasmissione della dottrina; questa può essere appresa solamente dall'insegnamento diretto di un maestro che guidi ad una esperienza vissuta personalmente. In un certo senso si tratta di una dottrina che opera un ritorno alla semplicità della predicazione originale del Buddha, trascurando o rigettando esplicitamente le costruzioni intellettuali e le interpretazioni metafisiche proprie di altre scuole.
|
|
Il famoso giardino secco del tempio Ryôanji a
Kyôto, un "manifesto" dell'influenza dello zen sull'arte |
Il buddhismo zen ha avuto una grande importanza nello sviluppo della cultura giapponese a partire dall'età medioevale fino all'epoca presente. La sua semplicità dottrinale, il suo richiamo ad una morale semplice e austera, alla meditazione e all'autocontrollo ben si accordavano con i valori ed il modo di vivere della classe dei guerrieri al potere. In campo artistico questi ideali si sono tradotti in quella concezione estetica semplice e sobria, raffinata ma essenziale che siamo soliti associare con l'arte giapponese in generale (e che viene descritta in una parola dal termine shibui) ma che in realtà nasce in questo periodo (sicuramente gli ideali estetici della corte di Heian erano alquanto diversi). Tale concezione è esemplificata da alcune forme d'arte tipicamente giapponesi che sono nate o hanno avuto una nuova fioritura a partire dall'età medioevale: la pittura a inchiostro di china (sumi-e o suibokuga), la costruzione di giardini con acqua o "asciutti", la cerimonia del tè (cha no yu o chadô o sadô), l'arte di disporre fiori (ikebana). Un riflesso di questa tendenza estetica si può parimenti riscontrare anche nella musica (vedi il paragrafo Semplicità e complessità dell'Introduzione). Bisogna tuttavia evitare dal considerare troppo schematicamente questa connessione tra zen e arte come un'influenza unidirezionale della religione sugli altri campi della cultura; si potrebbe forse altrettanto fondatamente sostenere che i giapponesi si siano scelti la religione che più li soddisfaceva, modificandola ed adattandola alla propria mentalità.
Periodo Kamakura: Indice |
Periodo Kamakura: Musica |
Fonti delle illustrazioni:
Ultimo aggiornamento: 3 agosto 2004