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Anche la musica del periodo Kamakura è influenzata dal nuovo clima sociale dell'epoca e in particolare dalla crescente importanza delle nuove classi emergenti (bushi e popolo).
Il gagaku continua ad essere eseguito e molto apprezzato dalla nobiltà della corte imperiale, ma trova diffusione anche tra gli strati più alti della classe guerriera (soprattutto tra i Taira e i Minamoto) per i quali la corte di Heian costituisce comunque un riferimento dal punto di vista della raffinatezza e della cultura. Da un punto di vista creativo però la stagione d'oro di questo genere musicale è ormai terminata: nessuna opera viene più prodotta e le composizioni del passato continuano ad essere eseguite assumendo una forma stereotipata e per così dire "congelata" dalla tradizione.
Un discorso analogo vale anche per lo shômyô, che in questo periodo viene riorganizzato ed assume la forma con cui verrà poi trasmesso fino ai nostri giorni. Le tradizioni di shômyô praticate dalle scuole Tendai e Shingon esercitano un'influenza anche sulle scuole buddhiste Jôdo, Shinshû e Nichiren, che iniziano a praticare forme proprie di shômyô, mentre nessun tipo di musica liturgica viene utilizzata dal buddhismo zen.
A partire dall'inizio del XIII secolo si diffuse in Giappone un nuovo genere musicale chiamato heikyoku (in seguito detto anche heike biwa o semplicemente heike); esso consisteva nella declamazione di poemi epici con l'accompagnamento musicale del biwa. Nella maggior parte dei casi i testi avevano come argomento il conflitto tra le famiglie Taira e Minamoto della seconda metà del XII secolo e la guerra Genpei (vedi il paragrafo La dittatura Taira e la guerra Genpei).
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| Immagine di un biwa hôshi |
Gli interpreti dello heikyoku erano specie di monaci ciechi girovaghi (chiamati biwa hôshi) che lo eseguivano principalmente all'aperto lungo le strade; si trattava quindi di uno spettacolo popolare che veniva particolarmente apprezzato dalle classi più basse e dai bushi. La struttura musicale dello heikyoku era molto semplice e derivava da quella dello shômyô e del môsô biwa; si basava su melodie in cui erano importanti soprattutto gli intervalli di quarta.
Un ruolo fondamentale nello sviluppo dello heikyoku fu svolto da Akashi Kakuichi (1300 circa - 1371) che ne ampliò le forme melodiche e ne mise per iscritto i testi, che prima di lui venivano tramandati oralmente, producendo una delle opere più importanti della letteratura giapponese: lo Heike monogatari.
Akashi Kakuichi riunì tutti i biwa hôshi in una organizzazione chiamata Tôdô. Nei secoli successivi questa istituzione divenne sempre più potente ed estese la sua influenza fino a diventare una corporazione nazionale che raggruppava tutti i ciechi (non solo musicisti), che quindi vennero a formare in Giappone una specie di casta al pari dei samurai o dei nobili di corte. In particolare durante il periodo Edo il Tôdô fu riconosciuto ufficialmente ed ebbe la protezione dello shôgun; attraverso di esso i ciechi ottennero per legge il monopolio di professioni come il massaggio, l'agopuntura e la moxibustione e dell'esercizio e dell'insegnamento a livello professionale di alcuni generi musicali (lo heike biwa, il sôkyoku e il jiuta).
Nel Tôdô esistevano cariche ufficiali che erano divise in quattro gradi principali; dal basso verso l'alto essi erano denominati zatô, kôtô, bettô e kengyô.
Questi titoli si incontrano spesso nei nomi dei musicisti, soprattutto durante il periodo Edo. In nomi come Yatsuhashi Kengyô o Minezaki Kôtô, Kengyô e Kôtô non sono i nomi propri dei personaggi ma i loro titoli ufficiali, un po' come in italiano si direbbe il Maestro Giulini; con la differenza che in italiano Maestro è semplicemente un titolo onorifico, mentre in Giappone Kengyô e Kôtô corrispondevano a cariche ufficiali (da questo punto di vista i termini possono essere meglio paragonati ai titoli di ricercatore, professore associato e professore ordinario dell'ordinamento accademico odierno).
A capo di tutti si trovava lo shokukengyô. Il Tôdô venne abolito solo dopo la restaurazione Meiji nel 1871.
Durante il periodo medioevale gli spettacoli drammatici praticati fin dall'epoca Heian (vedi la sezione Gli spettacoli popolari) ebbero un'evoluzione abbastanza complessa.
Il sarugaku consisteva inizialmente in un intrattenimento comico-parodistico recitato (cioè senza canti né musiche), simile forse a uno spettacolo di pagliacci del nostro circo, che veniva eseguito soprattutto all'interno dei recinti dei templi buddhisti come momento di ricreazione dopo le funzioni religiose. Verso la fine del periodo Heian o l'inizio del periodo Kamakura questo spettacolo si fece meno improvvisato ed incluse numeri che richiedevano una crescente abilità; nacquero quindi compagnie di artisti che si dedicavano professionalmente a questa arte e che solitamente erano protette e sponsorizzate dai templi stessi a cui offrivano i propri servigi.
Contemporaneamente anche il contenuto del genere andava cambiando: accanto agli spettacoli di carattere farsesco (che vennero chiamati sarugaku no kyôgen, lett. "parole pazze di sarugaku", cioè "sarugaku comico parlato") andarono diffondendosi anche spettacoli di contenuto più serio, che inclusero anche musica, canto e danza. Questo nuovo tipo di sarugaku assunse il nome di sarugaku no nô e costituisce il diretto predecessore del teatro nô. In questa evoluzione il sarugaku fu influenzato anche da altri generi di spettacolo come:
I sôga erano un genere di musica vocale che fu molto di moda tra la nobiltà e la classe guerriera a partire dal XIII secolo e fino al XV secolo. Si tratta di un genere che oggi è completamente scomparso ma di cui rimangono parecchi volumi di spartiti (per un totale di 160 brani) per cui è possibile avere un'idea abbastanza precisa del loro contenuto musicale.
I testi del sôga erano generalmente poemi piuttosto estesi in lingua cinese classica, composti su un metro di 5+7 sillabe; gli argomenti trattati erano vari (temi tratti dalla dottrina buddhista, descrizioni di viaggi o della natura).
I sôga erano cantati generalmente senza accompagnamento di strumenti o a volte con brevi interludi di shakuhachi; il metodo esecutivo era simile a quello del saibara e del rôei: il brano veniva intonato da un cantante in assolo a cui seguiva un canto corale all'unisono.
I sôga venivano cantati su un ritmo vivace (il nome significa infatti "canti veloci") e senza melismi (cioè ogni nota corrispondeva ad una sillaba diversa); probabilmente questo tipo di declamazione veloce e su un ritmo regolare esercitò una certa influenza sull'utai del teatro nô.
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Ultimo aggiornamento: 3 giugno 2002