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Verso la fine del periodo Nara l'imperatore decise di spostare la capitale: in un primo tempo (784) la nuova sede scelta è Nagaoka (a nord di Nara), ma poco dopo il progetto viene modificato e la capitale viene costruita poco più a nord. Similmente a Nara, anche la nuova capitale è costruita sul modello di Chang'an (capitale della Cina Tang) di cui ricalca anche il nome: Heian-kyô cioè "Capitale della pace e della tranquillità" (in cinese Chang'an significa "Lunga pace"). Successivamente la città verrà chiamata semplicemente Kyôto [Capitale].
Una mappa della posizione delle città di Heian-kyô e Nagaoka-kyô è visibile presso il sito del corso Elements, Principles and Theories of Japanese Architecture della Cornell University.
La residenza imperiale viene trasferita a Heian nel 794: tra i motivi del trasferimento pare ci fosse il desiderio di limitare le ingerenze del clero buddhista, al quale infatti fu proibito di spostare i templi da Nara o di aprire sedi distaccate nella nuova capitale. Ciò provocherà la progressiva decadenza delle "sei scuole buddhiste di Nara" anche se presto due nuove scuole verranno importate dalla Cina ed avranno un grande sviluppo: le scuole Tendai e Shingon.
Il periodo Heian è caratterizzato dal progressivo fallimento (almeno dal punto di vista amministrativo e fiscale) del sistema burocratico centralizzato introdotto dalle grandi riforme del periodo Asuka.
Fin dall'inizio l'applicazione della periodica ridistribuzione di terre coltivabili tra i contadini era stata problematica: infatti essa, oltre che andare contro alle abitudini della popolazione, richiedeva una notevole organizzazione da parte dei funzionari che dovevano mantenere aggiornato il censimento delle famiglie ed effettuare la ripartizione. Per tale motivo questo sistema non venne mai adottato nelle zone più periferiche ed anche nelle province vicine alla capitale incontrò crescenti difficoltà, per cui venne applicato sempre più saltuariamente ed alla fine fu abbandonato. L'ultima ridistribuzione di terre fu effettuata nell'844: dopo tale anno i terreni, pur rimanendo nominalmente di proprietà statale, di fatto ritornarono nelle mani dei privati.
Parallelamente potenti famiglie nobili, templi buddhisti e santuari shintoisti andavano accumulando grandi appezzamenti di terreno privato (shôen). Il nucleo di tali possedimenti derivava da concessioni effettuate dagli imperatori per ottenere il favore delle famiglie e dei templi più potenti. Inoltre, a partire dal secolo VIII, il Giappone era stato colpito da una serie di epidemie (soprattutto di vaiolo) che erano probabilmente dovute all'intensificarsi degli scambi con l'estero e dell'immigrazione dal continente. Il governo si trovava quindi a dover fronteggiare un notevole calo demografico e il conseguente abbandono di molte zone coltivate. Per incentivare il recupero di questi appezzamenti ormai incolti e la bonifica di nuove terre nel tentativo di espandere il territorio nazionale verso nord-est (a spese degli Ainu) era stata introdotta la regola per cui i territori vergini bonificati non fossero sottoposti alla periodica ridistribuzione di terre ma rimanessero nelle mani di chi li aveva dissodati; naturalmente imprese del genere erano al di fuori della portata dei singoli contadini e potevano essere effettuate solo da gruppi potenti.
D'altra parte anche i territori che formalmente erano amministrati direttamente dallo Stato erano spesso lasciati a se stessi in quanto i nobili di Heian che ne erano nominati governatori spesso preferivano rimanere nella capitale ed inviare nelle province loro vicari. Questi governatori, a cui veniva lasciata un'ampia autonomia, iniziarono a trasmettere ereditariamente ai propri discendenti la propria posizione e la rendita terriera associata, riuscendo spesso a ottenere che tale privilegio fosse riconosciuto dalla corte imperiale.
Progressivamente molti di questi shôen andavano acquisendo privilegi particolari come l'esenzione dal pagamento delle tasse (originariamente concessa ai possedimenti dei membri della famiglia imperiale, degli alti funzionari di corte e dei templi) o addirittura il privilegio dell'extraterritorialità (per cui i funzionari statali non potevano entrarvi). D'altra parte gli shôen si ingrandivano anche per l'afflusso di contadini e piccoli proprietari che fuggivano dai possedimenti statali (soggetti a tasse gravose ed all'obbligo di corvées e del servizio di leva) e cercavano protezione in cambio del proprio servizio.
L'effetto di questi cambiamenti fu che gli introiti del governo centrale si ridussero sempre più ed esso non fu più in grado di mantenere il sistema di coscrizione obbligatoria: già dalla fine dell'VIII secolo la leva militare fu abolita e venne introdotto un esercito formato da volontari. Nello stesso tempo molti degli shôen più potenti si andavano dotando di eserciti privati con lo scopo di difendersi dagli attacchi dei vicini, dei briganti e dei pirati e di estendere il proprio potere. Questo fenomeno fu particolarmente rilevante nelle zone periferiche dello stato dove l'esercito imperiale non arrivava a mantenere l'ordine ed in particolare nella regione del Kantô (ad est di Kyôto), che allora costituiva il confine dello stato verso le regioni occupate dai "barbari" (Ainu).
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Tappe dell'espansione verso nord dello stato di Yamato a spese dei territori occupati dagli Ainu da Martin Collcutt, Marius Jansen, Isao Kumakura, Atlante del Giappone |
A partire dall'inizio del periodo Heian ci fu un intensificarsi dei tentativi di espansione dello stato giapponese in direzione nord-est attraverso una serie di campagne militari contro gli Ainu, che a quell'epoca costituivano ancora una notevole potenza militare ed occupavano i territori a nord-est del Kantô (la regione dove attualmente si trova Tôkyô) e lo Hokkaidô. Nel 789 una spedizione di Yamato composta da 50,000 uomini fu ripetutamente sconfitta dagli Ainu, che saranno definitivamente debellati solo nell'876 da Fujiwara no Yasunori.
In definitiva si può dire che per tutto il periodo Heian lo stato centrale (corte imperiale) si è andato progressivamente indebolendo mentre nelle province periferiche si andavano formando nuovi centri di potere sia economico che militare e si andava costituendo una nuova classe: la classe dei guerrieri (bushi o samurai) e della aristocrazia militare ad essa collegata. Inizialmente la corte imperiale cercò di rimanere padrona della situazione concedendo benefici e assicurandosi i servigi di una parte delle famiglie più potenti per proteggersi dalle ambizioni delle altre (in pratica usando il metodo del divide et impera), ma alla fine questo stesso sistema le si ritorse contro, perché essa si trovò a dipendere sempre più dall'aiuto di tali famiglie senza avere la possibilità di controllarle.
A partire dal IX secolo la corte imperiale si rinchiude sempre di più in se stessa allontanandosi dalla situazione e dai problemi del paese; la nobiltà di corte (kuge) vive rinchiusa nel palazzo imperiale o nei quartieri nobili di Heian, dividendo il proprio tempo tra intrighi di palazzo e raffinati esercizi artistici (soprattutto poesia e musica). La corruzione domina e gli imperatori perdono sempre più autorità e potere: di solito abdicano dopo un breve periodo di regno per non essere più sottoposti a pressioni da parte delle famiglie più potenti e per potersi a loro volta dedicare ai giochi di potere.
Anche i contatti con la Cina si affievoliscono e poi si interrompono del tutto (l'ultima ambasceria in Cina è dell'anno 838); a questo contribuì certamente il fatto che durante il IX secolo la dinastia Tang attraversava un periodo di profonda crisi che porterà presto alla sua caduta (907).
Durante il IX secolo la famiglia Fujiwara (i discendenti del clan Nakatomi che nel VII secolo avevano liquidato il potere dei Soga ed appoggiato la riforma Taika) divenne così potente da controllare completamente l'operato degli imperatori (tanto che il periodo 866 - 1185 è chiamato periodo Fujiwara). Questo obiettivo fu raggiunto soprattutto attraverso una oculata "politica matrimoniale", cioè costringendo l'imperatore a prendere come mogli le figlie dei personaggi più importanti della famiglia Fujiwara: in questo modo i principi imperiali ed i futuri imperatori erano parenti (nipoti) di Fujiwara e potevano facilmente essere influenzati da essi.
Il potere dei Fujiwara fu ulteriormente accresciuto da un colpo di stato incruento effettuato da Fujiwara no Yoshifusa, che nell'858 riuscì a far salire sul trono imperiale un suo nipote di 9 anni proclamandosene reggente (sesshô) e non abbandonando tale carica neppure quando l'imperatore ebbe raggiunto la maggiore età. Il suo successore come capo del clan Fujiwara, Mototsune, legalizzò tale prassi istituendo la carica di kwanpaku (reggente di un imperatore maggiorenne), carica che i Fujiwara detennero ininterrottamente per due secoli, avendo quindi pieno controllo sull'operato dell'imperatore.
L'apice del potere dei Fujiwara si ebbe attorno all'anno 1000 con Fujiwara no Michinaga; questo periodo fu contemporaneamente l'apice del rammollimento ma anche della raffinatezza della vita di corte, gli anni in cui nacquero capolavori letterari come il Genji monogatari ed il Makura no sôshi.
Il potere dei Fujiwara si fondava non solo sulla diplomazia ma anche su una potenza economica e militare che era basata sul possesso di grandi shôen; a poco a poco però essi furono sempre più invischiati negli intrighi di corte e persero progressivamente il contatto con i propri possedimenti, affidati a rami collaterali della famiglia non sempre solidali con i capiclan di Heian.
Contemporaneamente nella provincia si stavano affermando nuovi clan come i Taira e i Minamoto. Queste famiglie erano nate come rami cadetti della famiglia imperiale, cioè erano formate dai secondogeniti degli imperatori a cui veniva cambiato cognome al fine di escluderli dalla successione dinastica ed a cui venivano assegnati possedimenti nelle province; per questo motivo erano animate da sentimenti di rivalsa nei confronti della corte di Heian. Nella seconda metà del periodo Heian queste famiglie vennero a possedere una notevole potenza economica e militare e cominciarono a ribellarsi. In molti casi la corte imperiale ed i Fujiwara per domare queste rivolte dovevano fare ricorso all'aiuto militare di altre famiglie, con cui quindi contraevano crescenti debiti.
Nell'ultima parte del periodo Heian il potere dei Fujiwara fu minato anche dalla creazione dell'istituzione dell'insei (governo claustrale). Già dall'inizio del periodo Heian gli imperatori avevano preso l'abitudine di ritirarsi in un convento buddhista dopo aver abdicato: dato il potere detenuto dai monasteri, questa era una posizione molto favorevole per sottrarsi agli intrighi di corte pur continuando ad esercitare una forte influenza sugli ambienti politici. Nel 1086 questa consuetudine fu formalizzata istituendo l'insei, un vero e proprio governo presieduto dall'imperatore abdicatario, con una sua corte, i suoi ministri ed i suoi decreti. Per un periodo di circa settant'anni questa istituzione protesse importanti shôen ed ebbe un potere maggiore di quello della corte imperiale. A lungo andare però le continue lotte tra imperatore regnante ed imperatore abdicatario finirono per accrescere il potere delle famiglie Taira e Minamoto, che venivano ripetutamente chiamate in causa a sostegno dell'uno o dell'altro.
Nel 1156 l'imperatore regnante Go-Shirakawa sconfisse l'imperatore abdicatario Sotoku, ponendo fine all'istituto dell'insei; la vittoria fu riportata grazie all'appoggio militare delle famiglie Taira e Minamoto. In seguito a questo aiuto Taira Kiyomori ricevette alte cariche nella corte imperiale diventando Primo Ministro ed esercitando per 25 anni un controllo completo sull'imperatore, grazie anche alla spregiudicatezza con cui fece eliminare i propri avversari a corte. Tra l'altro egli adottò la stessa "politica matrimoniale" che era stata usata dai Fujiwara, dando una propria figlia come sposa all'imperatore. Il periodo 1160 - 1185 è chiamato anche periodo Rokuhara (dalla residenza di Kiyomori a Heian).
Alla vittoria su Sotoku aveva contribuito anche Minamoto Yoshitomo, il quale però era stato ripagato con benefici molto inferiori: perciò nel 1160 egli si ribellò all'imperatore, ma venne sconfitto ed ucciso da Taira Kiyomori (questa guerra è nota con il nome di conflitto Hôgen). Anche dopo questo episodio Kiyomori cercò di rafforzare la propria posizione nella capitale senza preoccuparsi di mantenere alleanze nella provincia e non fece neppure uccidere i due figli di Yoshitomo ancora ragazzi, Yoritomo e Yoshitsune (la tradizione dice che ciò avvenne perché egli rimase affascinato dalla bellezza della sposa di Yoshitomo e la prese come propria concubina) limitandosi ad esiliarli nella regione di Izu.
Questa debolezza gli fu però fatale in quanto Yoritomo e Yoshitsune si allearono con potenti famiglie della provincia (inclusi molti Taira che erano stanchi della dittatura di Kiyomori); nel 1180 essi stabilirono un quartier generale a Kamakura nel Kantô (a sud dell'odierna Tôkyô) e da lì mossero guerra a Kiyomori. Il conflitto (guerra Genpei) durò cinque anni e, grazie all'abilità diplomatica di Yoritomo ed alla grande capacità come condottiero di Yoshitsune, si concluse con la totale sconfitta dei Taira. Nella battaglia navale di Dan no Ura l'esercito Taira fu sbaragliato e persero la vita tutti i capi della famiglia (Kiyomori era già morto nel 1181); morì annegato anche l'imperatore Antoku (nipote di Kiyomori) che allora aveva solo sette anni.
La guerra Genpei segna un punto di svolta nella storia del Giappone. Essa costituisce lo scontro finale tra due mondi antitetici - il mondo raffinato e corrotto degli aristocratici della corte di Heian ed il mondo rude ed eroico delle famiglie di guerrieri della provincia - uno scontro che segna la fine del primo mondo e l'inizio dell'epoca medioevale. Essa rappresenta anche una delle principali pagine epiche giapponesi e verrà ripresa innumerevoli volte nella letteratura e nel teatro delle epoche successive. La più importante di queste opere è lo Heike monogatari, una raccolta di racconti che venivano declamati con l'accompagnamento del biwa da monaci itineranti (biwa hôshi) e che inizialmente venivano tramandati oralmente (in seguito furono raccolti per iscritto nell'opera che è giunta fino a noi).
Durante il periodo Heian le tradizionali "sei scuole di Nara" perdono importanza, mentre vengono importate dalla Cina due nuove scuole (la scuola Tendai e la scuola Shingon). Nella seconda parte del periodo Heian diminuisce l'influenza del buddhismo sulla nobiltà di corte, mentre esso comincia a diffondersi anche tra i guerrieri della provincia e tra la gente comune. In questo periodo e per tutto il periodo medioevale i monasteri buddhisti avranno un importante ruolo di preservazione e diffusione della cultura e della civiltà, di promozione del progresso tecnico (lavorazione della ceramica, metodi di coltivazione ed irrigazione) e di assistenza alla popolazione, ruolo che si può in qualche modo paragonare a quello dei monasteri benedettini nell'Europa dell'alto medievo. Inoltre essi erano spesso proprietari di fiorenti shôen ed andarono acquisendo una notevole potenza economica e militare.
Il fondatore della scuola Tendai è il monaco Saichô (767 - 822); egli si era recato in Cina con l'ambasceria dell'anno 804 e vi aveva studiato la religione buddhista alla scuola fondata da Zhiyi (538 - 597), che si basava soprattutto sulla dottrina della diffusione della natura del Buddha in tutto l'universo contenuta nel Sûtra del Loto. Al suo ritorno in Giappone nell'805 Saichô aveva fondato il monastero Enryakuji sul monte Hiei (poco a nord di Heian) come centro di formazione dei monaci.
La scuola Tendai era caratterizzata da un forte sincretismo e propugnava sia la pratica della meditazione che l'attività intellettuale e filosofica (soprattutto attraverso lo studio dei testi classici) e le pratiche esoteriche. Era inoltre caratterizzata da un forte impegno sociale e politico: negli intendimenti di Saichô la scuola doveva avere un ruolo di protezione e di guida spirituale della nazione. Per questo i monaci Tendai furono spesso impegnati in opere di utilità pubblica o svolsero il ruolo di funzionari statali.
La scuola Shingon fu fondata dal monaco Kûkai (774 - 835), che si era recato in Cina nell'804 con la stessa ambasceria di Saichô ma aveva studiato presso Huiguo (746 - 805) che lo aveva nominato suo successore.
La scuola Shingon aveva un'impronta fortemente esoterica e dava una grande importanza a pratiche ascetiche ed esercizi spirituali che avevano lo scopo di far raggiungere lo stato di illuminazione nel corso di una sola vita; i suoi riti erano basati sull'uso di mandala (immagini che rappresentano in forma simbolica la dottrina buddhista, come il mandala Taizôkai o del Mondo-Matrice e il mandala Kongôkai o del Mondo-Diamante), mudra (gesti simbolici delle mani) e mantra (invocazioni). La scuola Shingon poneva un forte accento anche sui benefici immediati ottenibili attraverso esorcismi e invocazioni, sia a livello personale (guarigione da malattie) che di tutta la nazione (prevenzione di carestie, siccità e calamità naturali). Nell'816 Kûkai fondò il monastero Kongôbuji sul Kôyasan (monte Kôya) in una regione selvaggia a sud-ovest di Nara.
Per un riassunto della dottrina Shingon vedi l'articolo La dottrina Shingon di Clemente Beghi.
Kûkai fu probabilmente il più lucido filosofo buddhista del periodo Heian, come risulta dalle sue opere Sangôshiiki e Jûjûshinron; fu anche un uomo dalla vasta cultura (poeta, letterato e grande calligrafo) ed esercitò una grande influenza sulla corte ed in particolare sull'Imperatore Saga (che regnò dall'809 all'823) che gli conferì importanti incarichi nel Tôdaiji.
Verso il X secolo cominciò ad avere larga diffusione in Giappone la dottrina della Terra Pura (Jôdo); questa dottrina (e in generale l'adorazione del Buddha Amida) faceva parte del buddhismo tradizionale importato dalla Cina e rientrava come un insegnamento secondario nelle dottrine di diverse scuole buddhiste ma, a partire dalla metà del periodo Heian, essa venne ad assumere un'importanza sempre maggiore (soprattutto all'interno della scuola Tendai) fino a dare origine nel periodo Kamakura a vere e proprie scuole buddhiste indipendenti.
Gli elementi centrali della dottrina della Terra Pura erano:
Da molti punti di vista questa dottrina è in completa antitesi con il buddhismo di origine cinese e con gli insegnamenti originari della stessa scuola Tendai da cui deriva; in particolare in essa si assiste al passaggio da una visione essenzialmente ottimista in cui l'uomo (e anzi ogni essere senziente) ha in sé la capacità di raggiungere lo stato di illuminazione (il nirvana) e la funzione del buddhismo consiste solamente nell'indicargli la retta via (il nobile ottuplice sentiero) a una visione pessimista in cui l'uomo è assolutamente incapace e la salvezza può provenire solo da un misericordioso aiuto esterno (tariki) e realizzarsi solo in una vita futura. Parallelamente l'enfasi dell'insegnamento passa da un livello teoretico, filosofico e speculativo ad un livello devozionale: un punto di svolta in questo senso è costituito dallo Ôjôyôshû, scritto da Genshin (un monaco Tendai) nel 985. È stato giustamente notato come questa dottrina abbia elementi di contatto con le religioni monoteiste occidentali e in particolare con le posizioni di alcune sette protestanti.
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Un'immagine dell'inferno buddhista (jigoku) com'era immaginato
dai seguaci dalla dottrina della Terra Pura
Immagine gentilmente fornita da History 371: Japan to 1750 di Mark Ravina (dalla pagina Ôjôyôshû) |
Sicuramente questa evoluzione tipicamente giapponese del buddhismo è stata influenzata da una mentalità autoctona più portata alla concretezza e alla praticità che alla speculazione filosofica e da una diffusione del buddhismo anche tra gli strati popolari. La tendenza al pessimismo è poi in qualche modo collegabile alle mutate condizioni politiche dell'epoca. Da una parte l'ascesa dei Fujiwara e la conseguente disgregazione dell'ordinamento Ritsu-Ryô andava escludendo dai meccanismi di potere l'aristocrazia media e bassa; questa classe quindi perde gradualmente fiducia nel proprio ruolo politico e manifesta tendenze ad isolarsi nella vita privata (tendenze che sono chiaramente documentate anche in letteratura, ad esempio nello Honchô monzui). Dall'altra parte le condizioni della vita nelle campagne, su cui ricadeva l'onere di mantenere con il proprio lavoro una classe politica sempre più esosa, andavano facendosi sempre più difficili.
Accanto a questo lato pessimista del buddhismo Jôdo ne esiste però anche un altro, celebrativo e ufficiale, che appare principalmente nelle sfarzose rappresentazioni del Paradiso di Amida delle arti figurative dell'epoca e che sembra voler ricollegare la gloria futura della Terra Pura allo splendore degli ambienti del potere di questo mondo.
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Ultimo aggiornamento: 8 settembre 2003