hogakuHÔGAKU - Musica tradizionale giapponese
Pagina http://www.hogaku.it/storia/asuka/politica.html
hôgaku > storia del Giappone > periodo Asuka > politica e società

Periodo Asuka (552 - 710)
Politica e società

Statua di Miroku Bosatsu
Statua di Miroku Bosatsu (Maitreya)
della prima metà del VII secolo
(conservata nel tempio Kôryûji di Kyôto)

-> L'introduzione del buddhismo
Le grandi riforme
La guerra di Corea

L'introduzione del buddhismo

Secondo il Nihon shoki il buddhismo fu introdotto ufficialmente in Giappone nel 552 quando Sangmyong, re di Paekche, inviò un'ambasceria all'imperatore Yamato per chiedere aiuto militare contro i regni di Shilla e Koguryo; l'ambasceria era accompagnata da alcuni doni tra cui una statua del Buddha e le copie di alcuni sûtra e da una lettera che magnificava le «innumerevoli benedizioni e fortune» arrecate da questa nuova dottrina giunta dall'India.

Oltre che a motivi di ordine religioso, l'introduzione del buddhismo in Giappone fu certamente legata ad un tentativo di rafforzare il potere imperiale nei confronti delle famiglie che detenevano ereditariamente le cariche di dignitari di corte e che condizionavano fortemente le decisioni dell'imperatore. Tali posizioni erano giustificate ideologicamente sulla base dello shintoismo in quanto le cariche più importanti (Omi) erano privilegio delle famiglie che erano ritenute discendere in via collaterale da Amaterasu (e che quindi erano mitologicamente imparentate con la casata imperiale) mentre le cariche minori (Muraji) erano detenute dalle famiglie dicendenti da kami meno importanti. Perciò il buddhismo fu lungamente avversato dai clan Muraji come i Nakatomi (incaricati del culto shintoista) e i Mononobe (responsabili militari) che temevano che la sua adozione avrebbe diminuito il proprio peso politico, mentre fu appoggiato dai clan Omi e soprattutto dai Soga, che speravano di accrescere in tal modo la propria influenza sull'imperatore. La lotta tra le due fazioni durò circa 50 anni e sfociò in una sanguinosa guerra civile: finalmente nel 587 i Soga sconfissero definitivamente i Mononobe (battaglia del monte Shigi) e conquistarono il potere; Soga no Umako fece uccidere l'imperatore regnante e fece salire al trono sua nipote Suiko, assumendo egli stesso la carica di primo ministro.

Ritratto di Shôtoku Taishi
Ritratto di Shôtoku Taishi con i suoi due figli
(dipinto dell'VIII secolo)

L'importante carica di reggente dell'Imperatrice Suiko fu affidata al nipote di lei, principe Umayado, soprannominato Shôtoku Taishi [Principe Santo e Virtuoso] (572-622): fervente buddhista, egli diede un forte impulso alla diffusione della nuova religione e fece edificare parecchi templi tra cui lo Shitennôji a Naniwa (Ôsaka) (593), lo Hôkôji (o Asukadera) ad Asuka (596, ora distrutto) e lo Hôryûji a Nara (607), quest'ultimo considerato come una summa dell'arte del periodo Asuka (per ulteriori immagini del tempio Hôryûji vedi: Hôryûji: il recinto occidentale e il recinto orientale).

Kondô del tempio Hôryûji
Il Kondô (Sala d'oro o Sala principale) del tempio Hôryûji a Nara

In questo periodo il buddhismo fu un fenomeno elitario e si diffuse soprattutto nella corte imperiale e tra la nobiltà. Esso non sostituì affatto il culto tradizionale dei kami (shintô ["via" dei kami] o shintoismo) ma si affiancò ad esso: i kami continuarono ad essere venerati assieme alle divinità buddhiste (spesso nello stesso tempio) e si sviluppò una forma di sincretismo religioso tipicamente giapponese che in seguito ricevette anche giustificazioni teoriche (di solito interpretando i kami come "manifestazioni locali" o nazionali delle divinità buddhiste "universali").

È questo un aspetto della religiosità giapponese che può apparire strano a noi occidentali e soprattutto a noi cattolici, abituati ad associare la religione da un lato con l'appartenenza ad una comunità ben determinata, dall'altro con un insieme di dogmi ed articoli di fede definiti con precisione: entrambi questi fattori rendono ovviamente le religioni mutuamente esclusive.

Invece per un giapponese la comunità primaria di appartenenza è la nazione. All'interno di essa i rapporti e i doveri reciproci e in gran parte la morale sono regolati non dalla religione ma da una forma di umanesimo civile che in prima approssimazione può essere identificato con il confucianesimo e che non è messo in discussione da differenze di religione. A questo bisogna aggiungere che il buddhismo pone un forte accento su un cammino di miglioramento individuale verso una comprensione della realtà che non è puramente intellettuale e che anzi è fortemente diffidente nei confronti di ogni sistematizzazione logica e verbale; in certe scuole buddhiste come lo zen questa tendenza viene portata all'estremo di negare come illusorio ogni riferimento metafisico (si è parlato al proposito di "religione senza dio"). In questa ottica le diverse religioni possono essere considerate come diverse "vie" per avvicinarsi ad un unico "mistero" e quindi non sono mutualmente esclusive.

Oltre che da un punto di vista religioso e politico l'introduzione del buddhismo fu importante anche da un punto di vista artistico perché assieme ad esso vennero importati nuovi stili artistici (architettura dei templi e ritrattistica buddhista) e musicali (lo shômyô).

Le grandi riforme

A Shôtoku Taishi è anche dovuto l'inizio di un processo di modernizzazione dello stato giapponese in gran parte basato sull'introduzione del sistema giuridico ed amministrativo cinese, processo che durerà circa un secolo e si compirà tra notevoli difficoltà e resistenze. Il primo passo in questo senso fu l'adozione del complesso sistema burocratico cinese basato su 12 gradi di funzionari (603), seguita nel 604 da una Costituzione in 17 articoli che regola i compiti ed i doveri di tali funzionari ed i loro rapporti con il governo centrale. La Costituzione si apre con una professione di fede buddhista ma in realtà è permeata piuttosto da uno spirito confuciano che basa il benessere della nazione sull'armonia tra le diverse componenti.

Al fine di rendere stabili i rapporti con la Cina Shôtoku Taishi iniziò la consuetudine di inviare regolarmente ambascerie ufficiali presso la corte Sui (3-4 ambascerie nel periodo 606 - 614) e Tang (19 ambascerie nel periodo 630 - 838); tali ambascerie avevano principalmente scopi diplomatici e commerciali ma contribuirono anche grandemente alla diffusione della cultura cinese in Giappone in quanto spesso comprendevano anche persone che si fermavano in Cina per studiarne il sistema legislativo, le tecniche produttive ed artistiche, la letteratura, la religione e filosofia, il sistema di scrittura e l'arte (inclusa la musica) ritornando poi in patria con le ambascerie successive. Queste persone costituirono di fatto una élite di intellettuali che erano favorevoli alla politica di riforme e di centralizzazione iniziata da Shôtoku Taishi.

La politica riformatrice di Shôtoku Taishi era appoggiata anche da Umako, capo del clan dei Soga; però dopo la morte di questi (626) i Soga cambiarono indirizzo, cercando di accrescere la propria influenza ai danni dell'autorità imperiale. Nel 643 Soga no Iruka fece addirittura assassinare il principe Yamashiro (figlio di Shôtoku Taishi). Lo strapotere dei Soga suscitò però la reazione della famiglia imperiale: nel 645 il principe imperiale Naka no Ôe si alleò con Kamatari, capo del clan dei Nakatomi avverso ai Soga, ed operò un colpo di stato, uccidendo Soga no Iruka e facendo salire al trono l'Imperatore Kôtoku. Ciò pose fine al potere dei Soga e pose le basi dell'ascesa della famiglia Nakatomi (il cui nome fu cambiato in Fujiwara dal nome del possedimento, nei pressi di Nara, concesso a Nakatomi dall'Imperatore Tenji nel 669).

Il nuovo periodo inaugurato dall'Imperatore Kôtoku fu battezzato Taika [Grande Cambiamento] e fu segnato da una serie di riforme (riforme Taika, 646) che operarono un'ulteriore burocratizzazione e centralizzazione dello Stato. Da un punto di vista politico e amministrativo vennero aboliti gli uji (domini delle famiglie nobili) e sostituiti con i kuni (province amministrate da funzionari statali). Tutte le terre furono dichiarate di proprietà dell'imperatore: esse venivano date in concessione per un tempo limitato alle famiglie di contadini, operando una ridistribuzione sulla base del numero di componenti dei nuclei familiari dopo un periodo di 6 anni (che successivamente fu portato a 12 anni). In cambio i contadini dovevano corrispondere ai funzionari imperiali una tassa in natura sul raccolto (solitamente in riso: la moneta ebbe scarsissima diffusione nel Giappone antico) e prestare la propria opera per corvée per la realizzazione di opere pubbliche e per il servizio militare obbligatorio. La nobiltà terriera, privata della terre, fu generalmente inserita nel nuovo sistema acquisendo il rango di funzionario imperiale. A seguito di queste riforme l'imperatore si trovò a disporre di un notevole potere economico e militare (l'esercito imperiale fu particolarmente forte durante il regno dell'Imperatore Tenmu, 673 - 686).

Le riforme Taika furono definitivamente confermate dal codice Taihô Ritsu-Ryô (703), che sancì l'autorità dell'imperatore, le funzioni del Consiglio di Stato e dei Ministri che da esso dipendono e comprendeva anche un codice amministrativo e penale. Il codice Taihô divise il territorio nazionale in 66 kuni (province), a loro volta divise in gun (distretti) e gruppi di villaggi.

Questa triplice serie di riforme (Costituzione in 17 articoli, riforme Taika e codice Taihô Ritsu-Ryô) sancisce la nascita di uno stato moderno e unitario in cui i capi dei diversi territori (kuni) perdono ogni potere politico autonomo diventando funzionari dell'imperatore e la vecchia nobiltà terriera si trasforma in nobiltà di corte (kuge). Già in questo periodo si delinea chiaramente la separazione tra sovranità nominale, attribuita all'imperatore, e potere politico effettivo, esercitato da primi ministri o reggenti e in seguito (in periodo medioevale) dallo shôgun: questa sarà una caratteristica costante del sistema politico giapponese almeno fino alla Restaurazione Meiji (1868).

Il sistema amministrativo adottato ricalca in gran parte modelli cinesi ma conserva un elemento tipicamente giapponese nell'attribuire molta importanza al principio di ereditarietà. Infatti in Cina il reclutamento dei funzionari avveniva tramite un concorso per esame mentre in Giappone le cariche pubbliche rimasero privilegio dei membri delle famiglie aristocratiche (l'accesso all'Università che doveva preparare i funzionari statali era riservata ai membri delle famiglie nobili). L'autorità stessa dell'imperatore era basata sulla sua discendenza da Amaterasu ed era quindi inalienabile, mentre in Cina il "mandato celeste" affidato alla dinastia imperiale poteva essere revocato se questa si dimostrava indegna del proprio compito nei riguardi della nazione; tale principio confuciano, che in pratica legittimava la ribellione del popolo ad un imperatore ingiusto, non fu mai accettato in Giappone. Per quanto riguarda la successione imperiale, la regola adottata in Giappone prevedeva che l'imperatore scegliesse il proprio successore all'interno della famiglia imperiale ma non imponeva che esso fosse il figlio primogenito (poteva essere anche un figlio minore, un fratello o un nipote); poiché in pratica in tale scelta l'imperatore doveva tenere conto anche delle pressioni delle famiglie nobili più influenti, tale sistema è stato spesso la causa di accese lotte.

La guerra di Corea

Durante il periodo Asuka il Giappone intervenne militarmente in Corea per proteggere lo stato di Paekche contro l'aggressione di Shilla (alleato con la Cina Tang). La spedizione si concluse però con una disfatta totale. Nel 663 la flotta giapponese fu sconfitta nella battaglia navale di Hakusukinoe: il Giappone perse 170 navi e 27,000 uomini e si ritirò definitivamente dalla Corea rinunciando per molti secoli ad ogni mira espansionistica verso il continente. In seguito a questa sconfitta ed alla conquista dello stato di Paekche da parte di Shilla si verificò un intenso flusso immigratorio di esuli coreani che introdurranno in Giappone molti elementi della cultura (e musica) continentale.

In un primo momento la sconfitta fece temere la possibilità di un attacco militare ed un tentativo di invasione del Giappone da parte della Cina, ma in breve i rapporti tra i due stati tornarono alla normalità e dopo pochi anni il Giappone riprese le periodiche ambascerie presso la corte Tang.

Altri siti

Fonti delle illustrazioni:

Pagina http://www.hogaku.it/storia/asuka/politica.html

Ultimo aggiornamento: 12 febbraio 2002
Autore: hogaku@hogaku.it