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| hôgaku > storia del Giappone > periodo Ashikaga > politica e società |
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| Il Kinkakuji [Padiglione d'oro] a Kyôto |
| Il periodo Nanbokuchô (1333 - 1392) | |
| Il periodo Muromachi (1392 - 1568) | |
| La guerra Ônin (1467 - 1478) | |
| Il periodo Sengoku (1478 - 1578) |
Nel 1338, poco dopo che Go-Daigo si era rifugiato tra i monti di Yoshino dando inizio alla "dinastia del Sud", Ashikaga Takauji trasferì la sede del bakufu a Kyôto per poter avere un più immediato controllo sulla corte imperiale "del Nord". La famiglia Ashikaga non aveva grandi possedimenti terrieri ed eserciti propri e quindi fin dall'inizio il loro shôgunato fu basato su un delicato equilibrio di forze e su una serie di alleanze, mantenute con un abile lavoro di diplomazia; si trattava quindi di una situazione instabile e potenzialmente soggetta al pericolo di disgregazione, come infatti avvenne nella seconda parte del periodo Muromachi.
Con Ashikaga Takauji gli shugo acquistano sempre maggior importanza nella conduzione degli shôen, privando di ogni autorità e soprattutto di ogni rendita sia la nobiltà di corte che i jitô e trasformandosi gradualmente da funzionari del governo centrale a proprietari e signori (shugo daimyô), anche se riconosciuti dallo shôgun e a lui legati da un vincolo di fedeltà personale; in altre parole si assiste alla nascita di un vero e proprio regime feudale.
Nell'arte della politica si distinse soprattutto il terzo shôgun Ashikaga, Yoshimitsu (in carica dal 1368 al 1394), che seppe mantenere il controllo sui vari shugo e assicurare la pace al paese affidando i feudi più importanti a membri della propria famiglia, esercitando uno stretto controllo e calibrando i rapporti di forze tra gli shugo dei feudi vicini alla capitale che non gli erano imparentati e lasciando una certa autonomia ai feudi più periferici. L'abile diplomazia di Yoshimitsu riuscì anche a convincere l'Imperatore del Sud (di Yoshino) a rendere le insegne imperiali alla corte di Kyôto, ponendo così fine allo scisma (1392); nonostante ciò, la linea dinastica che la storiografia ufficiale considererà legittima sarà quella di Yoshino.
Yoshimitsu fu anche un raffinato cultore d'arte e un protettore di artisti; nel 1378 egli si fece costruire nel quartiere Muromachi di Kyôto una sontuosa residenza che verrà utilizzata come sede del bakufu anche dai suoi successori, dando il nome al secondo periodo dello shôgunato Ashikaga (secondo la consuetudine giapponese di battezzare i periodi storici in base alla sede del governo). La sua opera più famosa è però il Kinkakuji [Padiglione d'oro], una villa che egli fece edificare sulla collina di Kitayama (poco a nord di Kyôto) e in cui si ritirò nel 1394, abbandonando la vita politica attiva. Dopo la sua morte la residenza è stata trasformata in convento buddhista e in tale forma è giunta fino ad oggi (l'edificio originale è stato completamente distrutto da un incendio nel 1950 e ricostruito nel 1955).
Gli shôgun Ashikaga posteriori a Yoshimitsu dimostrarono un crescente grado di raffinatezza e di cultura ma una sempre minore capacità nella conduzione del paese, per cui il periodo Muromachi è caratterizzato da una disgregazione del potere centrale e da un'accentuarsi di spinte centripete che presto porteranno allo smembramento dello Stato.
L'apice di questa evoluzione è raggiunta con Yoshimasa, ottavo shôgun Ashikaga (in carica dal 1449 al 1474), raffinato esteta ma mediocre uomo politico, che mantenne il lusso della propria corte imponendo forti tasse al paese; il suo regno coincise con un periodo di miseria soprattutto per i contadini, che si sollevarono in ripetute rivolte. Yoshimasa è ricordato anche per aver voluto imitare i fasti del suo predecessore Yoshimitsu facendosi costruire il Ginkakuji [Padiglione d'argento] sulla collina di Higashiyama alla periferia di Kyôto (1474).
Nel 1467 una disputa per la successione di Yoshimasa alla carica di shôgun fece esplodere una serie di rivalità e di mire espansionistiche che covavano da lungo tempo tra diversi feudatari. La guerra civile che ne derivò è conosciuta con il nome di "tumulti dell'era Ônin" (1467 - 1478) ed ebbe effetti devastanti sul potere centrale e sulla stessa città di Kyôto, trasformata in un campo di battaglia tra fazioni rivali e praticamente rasa al suolo.
Una vivida ricostruzione letteraria dell'atmosfera di incertezza che regnava nella città di Kyôto durante l'era Ônin è contenuta nel romanzo I demoni guerrieri (Shura) di Ishikawa Jun.
Alla fine della guerra Ônin il Giappone non possiede più alcun potere centrale. Formalmente lo shôgunato Ashikaga continuò fino alla seconda metà del XVI secolo, ma ormai non aveva più nessun potere economico né militare. Ogni feudo era diventato di fatto un centro di potere indipendente: aveva propri funzionari e un proprio corpo di leggi penali, fiscali e doganali (i cosiddetti "codici della Casa") e poteva contare solo sulle proprie capacità militari e diplomatiche per sopravvivere e accrescersi a spese dei vicini più deboli. All'inizio del XVI secolo esistono in Giappone circa 250 staterelli indipendenti, di cui una trentina sono relativamente potenti. È questo uno dei periodi più bui della storia giapponese, che viene significativamente indicato con il nome di "periodo Sengoku" [degli stati in guerra].
Contemporaneamente la corte imperiale aveva raggiunto uno stato di decadenza estrema. Alla morte dell'Imperatore Go-Tsuchimikado (1500), la sua salma rimase senza sepoltura per un mese perché la famiglia imperiale non aveva abbastanza soldi per provvedere alle esequie. Si narra anche di un altro imperatore che, per sbarcare il lunario, era costretto a vendere le proprie opere di calligrafia per le strade di Kyôto.
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Fonti delle illustrazioni:
Ultimo aggiornamento: 13 febbraio 2002