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Sôkyoku e jiuta
Musica contemporanea

Opere generali

Hoshi Akira, Kikkawa Eishi, Kishibe Shigeo, Koizumi Fumio, Yokomichi Mario, Musica giapponese. Storia e teoria, Libreria Musicale Italiana Editrice, 220 pag., formato 14.1 x 20.5 cm (1996)

Copertina Traduzione di una raccolta di articoli (originariamente pubblicata in giapponese nel 1974) scritti dai massimi esperti di musicologia e storia della musica giapponese.

Il libro comprende due parti. La prima parte è formata da alcuni articoli che descrivono storicamente l'evoluzione della musica giapponese dalle origini al periodo Meiji. Si tratta di un'introduzione abbastanza completa ma che manca un po' di organicità, forse come conseguenza del fatto che i capitoli relativi alle varie epoche sono stati scritti indipendentemente da diversi autori. Inoltre viene trascurata quasi completamente la musica del XX secolo cioè tutta la produzione che, a partire dalla Nuova Musica Giapponese, cerca di operare una fusione tra musica tradizionale e musica di importazione (occidentale).

La seconda parte consiste in un unico lungo articolo di Koizumi Fumio che tratta di diversi aspetti teorici della musica tradizionale giapponese, analizzandone in dettaglio soprattutto le scale musicali e i ritmi.

Nel complesso il libro è interessante e ricco di informazioni ma è piuttosto carente per quel che riguarda la descrizione delle caratteristiche musicali dei diversi generi (non costituisce cioè un'introduzione all'ascolto e all'apprezzamento della musica giapponese). A quanto mi risulta è l'unico libro stampato in italiano che tratti della musica giapponese nel suo complesso, e questo solo fatto lo rende insostituibile.

William P. Malm, Traditional Japanese Music and Musical Instruments, Kodansha International, 354 pag., formato 15.8 x 23.4 cm (1959, nuova edizione aggiornata 2000)

Copertina Introduzione generale alla musica tradizionale giapponese. Si tratta del primo libro non in lingua giapponese che tratti della musica tradizionale del Giappone e può quindi essere considerato un classico.

Il libro presenta i diversi generi di musica tradizionale soffermandosi soprattutto sulle caratteristiche musicali e di linguaggio, fornendo l'inquadramento storico necessario a capirne l'evoluzione (pur senza entrare in una trattazione storica particolareggiata) e descrivendo i diversi strumenti musicali. Nel complesso assolve egregiamente alla funzione di introdurre il lettore che si avvicina per la prima volta a questo genere di musica alla conoscenza e apprezzamento di un mondo così diverso.

Il libro contiene anche un CD che presenta esempi scelti dei diversi generi musicali.

Hoshi Akira, Nihon ongaku no rekishi to kanshô [Storia e apprezzamento della musica giapponese], Editore Ongaku no tomosha, 339 pag., formato 15.6 x 21.7 cm (1971; 32ª ristampa riveduta e corretta nel 2001)

Copertina 星旭「日本音楽の歴史と鑑賞」音楽之友社

Trattato introduttivo alla musica tradizionale giapponese nel suo complesso, con una impostazione didattica. Il libro è composto da tre parti:

1) una introduzione abbastanza estesa e completa alla storia della musica giapponese dalle origini ai nostri giorni;

2) una descrizione degli strumenti e della notazione utilizzati nella musica tradizionale;

3) una "guida all'apprezzamento" in cui vengono descritte succintamente le caratteristiche dei diversi generi musicali ed analizzate alcune opere rappresentative.

La traduzione italiana del libro è disponibile in questo sito alla pagina Hoshi Akira, La musica giapponese: storia e guida all'ascolto.

Kikkawa Eishi, Nihon ongaku no rekishi [Storia della musica giapponese], Editore Sôgensha, 469 + 43 pag., formato 15.5 x 21.6 cm (1965; 18ª ristampa nel 1995)

Copertina 吉川英史著「日本音楽の歴史」創元社

Nonostante non sia un libro recentissimo, per il livello di approfondimento e l'ampiezza della documentazione rimane un punto di riferimento per tutte le successive opere sulla storia della musica tradizionale giapponese.

Akira Tamba, Musiques traditionnelles du Japon. Des origines aux XVI siècle, Cité de la Musique / Actes Sud, 158 pag., formato 14.1 x 18.0 cm (2001)

Copertina Il libro tratta dei tre principali generi di musica dell'età antica e cioè lo shômyô, il gagaku e i vari tipi di musica per biwa (tra cui però, oltre al môsô biwa e allo heike biwa, sono anche inclusi i generi più recenti del satsuma biwa e del chikuzen biwa).

Il libro dà una breve introduzione storica ai vari generi ma è interessante soprattutto per l'analisi musicale che ne fa, dando una descrizione degli strumenti, dei sistemi tonali, della struttura ritmica e della notazione. L'introduzione del libro propone una visione sintetica e illuminante delle caratteristiche generali della musica giapponese.

Il libro è corredato da un CD di esempi musicali dei vari generi.

Akira Tamba, La musique classique du Japon du XV siècle à nos jours, Publications Orientalistes de France, 175 pag., formato 13.6 x 21.0 cm (2001)

Copertina Anche se pubblicato da un editore differente, si tratta della continuazione dell'opera precedente dello stesso autore e tratta dei generi tipici delle età medioevale e moderna: il teatro , la musica per shakuhachi, il sôkyoku e la musica per shamisen (sekkyôbushi, jôruri, musica del teatro kabuki e jiuta). L'ultimo capitolo parla dell'introduzione della musica occidentale e dell'educazione musicale in Giappone.

Anche questo libro è corredato da un CD di esempi musicali.

Hôgaku hyakkajiten [Enciclopedia della musica tradizionale] (supervisione di Kikkawa Eishi), Editore Ongaku no tomosha, 1076 pag., formato 19.2 x 26.5 cm (1984; 8ª ristampa nel 2001)

Copertina 「邦楽百科辞典」音楽之友社(監修=吉川英史)

Enciclopedia che riporta descrizioni o brevi articoli su strumenti, generi, opere e compositori della musica tradizionale giapponese: una formidabile miniera di informazioni.

Tanabe Hisao, Hôgaku yôgo jiten [Dizionario dei termini tecnici della musica tradizionale], Editore Tôkyôdô shuppan, 199 pag., formato 13.3 x 18.8 cm (1975; 11ª ristampa nel 1999)

Copertina 田辺尚雄著「邦楽用語辞典」東京堂出版

Questo dizionario riporta succinte ma precise definizioni (in giapponese) di una grande quantità di termini tecnici relativi agli strumenti, alle tecniche esecutive, alla teoria musicale, ai generi della musica tradizionale giapponese; non sono invece incluse voci che si riferiscano ai personaggi (autori ed esecutori) ed alle opere. Poiché tali termini tecnici non sono solitamente contenuti nei dizionari generici di lingua giapponese (o, quando anche lo sono, le definizioni riportate sono spesso per forza di cose molto approssimate), questo libro risulta molto utile a chi voglia intraprendere la lettura di opere sulla musica tradizionale giapponese in lingua originale.

Strumenti musicali

Hugh de Ferranti, Japanese Musical Instruments, Oxford University Press, 104 pag., formato 13.7 x 20.0 cm (2000)

Copertina Rassegna introduttiva e sintetica ma abbastanza completa sugli strumenti musicali utilizzati nella musica tradizionale giapponese, che tocca anche gli strumenti usati al di fuori della "musica d'arte" (musica popolare, feste religiose, liturgia).

Watabe Satoshi, Hichiriki de poppusu [Musica pop con lo hichiriki], Editore KMP, 61 pag., formato 18.2 x 25.7 cm (2004)

Copertina 渡部聡「篳篥でポップス」有限会社 ケイ・エム・ピー kmp

Manuale introduttivo allo studio dello hichiriki. In modo elementare vengono presentate le cognizioni di base necessarie per iniziare a suonare lo strumento: come preparare l'ancia e inserirla nel corpo, come tener in mano lo strumento, le diteggiature, la tecnica di respirazione e di emissione del suono. Dopo alcuni esercizi preparatori commentati che hanno lo scopo di introdurre le tecniche di attacco delle note, il portamento e i principali "abbellimenti" (oshinaoshi e betsu), sono riportati una dozzina di semplici brani che, come dice il titolo del libro, sono tratti non dalla musica tradizionale (gagaku) ma dal repertorio pop sia internazionale che giapponese (Scarborough Fair, Take me home country roads, White Christmas, Furusato, ecc.).

Tutti gli esercizi e i brani musicali sono riportati in notazione occidentale (pentagramma) e non con la notazione tradizionale usata per lo strumento nel gagaku (per cui vedi l'Esempio musicale 31).

Curt Sachs, Storia degli strumenti musicali, Mondadori (Oscar Saggi), 628 pag., formato 13.4 x 20.0 cm (1996)

Copertina Opera monumentale che descrive comparativamente tutti i principali strumenti musicali, spaziando dall'antichità ai giorni nostri e dall'Africa all'Estremo Oriente e toccando quindi anche gli strumenti della musica tradizionale giapponese. Molto utile per rendersi conto delle origini (a volte remote) di molti strumenti e dei profondi legami che uniscono culture apparentemente molto distanti (ad esempio: sapete che il biwa giapponese e il liuto europeo hanno un'origine comune, in quanto derivano entrambi da un antico strumento persiano?). In particolare il libro offre l'opportunità di inquadrare gli strumenti musicali usati in Giappone nel panorama più ampio di strumenti simili diffusi in Estremo Oriente e in tutta l'Asia.

Gagaku

Sasamoto Takeshi, Hajimete no gagaku: shô, hichiriki, ryûteki wo fuite miyô [Il gagaku per il principiante: proviamo a suonare lo shô, lo hichiriki e il ryûteki], Editore Tôkyôdô shuppan, 154 pag., formato 15.3 x 22.0 cm (2003; 3ª ristampa nel 2004)

Copertina 笹本武志「はじめての雅楽  -  笙・篳篥・龍笛を吹いてみよう」東京堂出版

Manuale dedicato a chi voglia approfondire la conoscenza degli strumenti a fiato usati nel gagaku, e cioè lo shô, lo hichiriki e il ryûteki. Il libro è diviso in due parti, di cui la prima ha un taglio storico e introduttivo e la seconda un taglio più pratico.

La prima parte inizia con la presentazione dei vari generi musicali che costituiscono il gagaku (kuniburi no utamai, kangen, bugaku, saibara e rôei) e descrive la composizione degli organici strumentali e i diversi strumenti (a corde, a fiato e a percussione) in essi utilizzati. Segue una breve storia del gagaku, che comprende anche una sezione dedicata agli strumenti musicali utilizzati in epoca Nara e poi caduti in disuso (ma documentati nei dipinti dell'epoca, e di cui alcuni esemplari sono conservato nello Shôsôin) come il kugo, lo hôkyô, lo u e lo haishô.

La seconda parte è una guida introduttiva per chi voglia iniziare a suonare lo shô, lo hichiriki e il ryûteki. Dopo aver descritto le scale musicali e i chôshi (tonalità) usati nel gagaku, vengono illustrate in dettaglio la notazione musicale tradizionale (di antica data, ma in uso ancora oggi) utilizzata per scrivere le partiture dei brani e il metodo di solfeggio cantato (shôka) usato nell'apprendimento di questo genere di musica. In tre capitoli separati vengono quindi fornite tutte le informazioni di base necessarie per iniziare a suonare ciascuno dei tre strumenti: la preparazione e la manutenzione dello strumento, il modo di montarlo, smontarlo e conservarlo, il modo di tenerlo in mano, le diteggiature, il modo di soffiare per emettere il suono, i problemi legati all'intonazione; sono anche forniti esempi musicali ed esercizi. Un'ultima sezione è dedicata alla pratica della musica d'insieme.

Il libro è corredato di un CD audio che contiene materiale didattico. In particolare dei tre brani che vengono utilizzati per l'insegnamento (Etenraku, Goshôraku e Bairo) sono riportate non solo le versioni complete ma anche lo shôka di ciascuna delle tre parti degli strumenti a fiato. Di Etenraku sono anche riportate tre diverse versioni minus one (tutti gli strumenti tranne lo shô, lo hichiriki o il ryûteki) utili per esercitarsi a suonare in ensemble.

Teatro

Akira Tamba, La structure musicale du nô, Éditions Klincksieck, 245 pag., formato 19.5 x 23.8 cm (1974)

Copertina Il libro è interamente dedicato ad una descrizione tecnica estremamente dettagliata della musica del teatro , a partire dal metodo di emissione vocale, la costruzione, notazione e metodo esecutivo del nôkan e delle percussioni, fino all'analisi del metodo caratteristico del di costruire le frasi musicali tramite la concatenazione di cellule ritmiche precostituite.

Il libro era originariamente corredato di due LP di esempi musicali che però sono esauriti da tempo.

Jôruri

Jane Marie Law, Puppets of Nostalgia - The life, death and rebirth of the Japanese Awaji ningyô tradition, Princeton University Press, 322 pag., formato 16.5 x 24.5 cm (1997)

Copertina Il libro presenta il risultato di un'estesa ricerca sull'origine, la storia e le caratteristiche dell'arte di manovrare i burattini in Giappone. L'aspetto più documentato di quest'arte è costituito dalla tradizione "colta" che si è sviluppata nelle grandi città a partire dal XVII secolo come forma di spettacolo destinato alla borghesia e che costituisce la grande tradizione artistica del jôruri e del bunraku. Tuttavia l'interesse dell'Autrice è rivolto non tanto a queste forme di teatro quanto all'uso rituale dei burattini all'interno di cerimonie che fanno parte del ricchissimo patrimonio della religiosità popolare (soprattutto rurale) del Giappone; benché forse meno noto, questo aspetto sacro dell'utilizzo dei burattini è molto più antico di quello propriamente artistico (che anzi da esso è derivato) ed è stato diffusissimo in tutto il paese fino a tempi recenti. A partire dalla fine dell'epoca medioevale il centro principale di questa attività è stato l'isola di Awaji e dunque questa tradizione viene indicata con il nome di Awaji ningyô.

La ricerca dell'Autrice è condotta in due direzioni: da una parte una raccolta di materiale storico che documenta (purtroppo in modo spesso ambiguo e frammentario) la nascita e l'evoluzione della tradizione a partire dal periodo Heian fino al passato più prossimo; dall'altra un'estesa ricerca condotta "sul campo" (soprattutto l'isola di Awaji e le regioni vicine) con lo scopo di raccogliere le testimonianze di quanti hanno praticato o assistito a questi riti o ne hanno sentito parlare dai propri nonni, per cercare di inquadrarne la valenza all'interno della religiosità e della cultura popolare. L'interesse dell'Autrice è infatti rivolto soprattutto agli aspetti antropologici e sociologici del fenomeno: i motivi per cui i rapporti con certe divinità non possano essere gestiti direttamente da esseri umani ma abbiano bisogno dell'intermediazione di un burattino, il progressivo delinearsi degli esperti in questi riti come "alieni" rispetto al tessuto sociale ordinario fino a divenire oggetto di discriminazione (eta), la grande diffusione di queste celebrazioni fino agli inizi dell'era Shôwa, la loro rapida e totale scomparsa dopo la Seconda Guerra Mondiale e la loro riscoperta a partire dall'ultimo decennio del XX secolo.

Attraverso l'indagine approfondita su un singolo "caso" il libro propone quindi una riflessione sui complessi rapporti esistenti nella cultura e storia giapponese tra rito religioso, musica popolare e tradizione artistica colta. Particolarmente interessante da questo punto di vista è l'ultimo capitolo che descrive la recente riscoperta dell'Awaji ningyô da parte di musicologi, etnologi, interpreti professionisti e dilettanti e perfino autorità civili e dei problemi e ambiguità legati alla riproposizione di una tradizione in un ambiente sociale completamente cambiato (ad esempio la trasposizione sul palcoscenico di un teatro di rappresentazioni originariamente eseguite come kadozuke). È chiaro infatti che questo recupero non è semplicemente un'opera accademica di storiografia ma comporta un forte coinvolgimento emotivo (nostalgia) e una reinterpretazione o re-invenzione del passato come mezzo per migliorare il presente e progettare il futuro. Su un piano più generale il libro stimola quindi una riflessione sul rapporto problematico tra la cultura postmoderna e le tradizioni popolari da cui essa è nata e che si è lasciata alle spalle.

Sôkyoku e jiuta

Chiba Yûko, Sôkyoku no rekishi nyûmon [Introduzione alla storia del sôkyoku], Editore Ongaku no tomosha, 229 pag., formato 13.1 x 19.0 cm (1999)

Copertina 千葉優子「箏曲の歴史入門」音楽之友社

«Piacere di conoscervi, io sono il koto. La mia padrona insegna musica in una scuola; dice che nell'ora di educazione musicale deve far ascoltare brani di sôkyoku ai suoi allievi e mi ha chiesto aiuto. Infatti la mia padrona, pur essendosi diplomata a pieni voti in una affermata università musicale, di sôkyoku non ne sa proprio nulla. Ma da quale università è uscita, direte voi: dalla Juilliard School americana? da un conservatorio francese? No, da una università musicale giapponese ... Ma che ne è dunque dell'istruzione musicale in Giappone? ...»
Riporto la traduzione di questo breve stralcio dell'introduzione del libro non solo per dare un'idea del suo stile, ma anche perché costituisce un esempio tipico di un'osservazione e una lamentela che si ritrova in molti testi sulla musica tradizionale del Giappone scritti da giapponesi, e cioè che ormai i giapponesi conoscono la musica occidentale molto meglio della musica tradizionale del loro stesso paese la quale, nel migliore dei casi, è oggetto di una riscoperta da parte di una minoranza, quasi si trattasse di un genere esotico.

Proseguendo con lo stesso stile diretto e colloquiale, il testo è scritto interamente nella forma di un dialogo tra il koto (rappresentato come una graziosa gattina degna di un fumetto per bambine) e la sua ignorante padrona. A parte questo modo di presentarsi inizialmente un po' sconcertante, il contenuto dell'opera è tutt'altro che banale; in modo semplice e didattico ma molto preciso e documentato, l'autrice percorre tutta la storia del sôkyoku dalle origini al XX secolo, cercando anche di inserire la storia della musica in senso stretto in una visione del costume e della cultura delle varie epoche. Speciale risalto è dato alla storia più recente (dal periodo Meiji a Nakanoshima Kin'ichi) e all'interessante e delicata problematica dell'incontro/scontro tra la musica tradizionale giapponese e la musica occidentale, in cui il sôkyoku ha svolto un ruolo di primo piano. Particolarmente avvincente risulta la descrizione della figura e dell'opera di Miyagi Michio, di cui chiaramente l'autrice è una fervente ammiratrice (e di cui ha anche pubblicato una biografia).

Un'opera istruttiva e piacevole da leggere.

Gen'ichi Tsuge, Anthology of Sôkyoku and Jiuta Song Texts, Academia Music Ltd, 220 pag., formato 19.0 x 26.4 cm (1983)

Copertina Raccolta dei testi dei principali brani vocali di sôkyoku e jiuta. Il libro è diviso in quattro parti che contengono:

  1. kumiuta per koto (32 brani, in massima parte opera di Yatsuhashi Kengyô);
  2. jiuta e tegotomono (23 brani di Ishikawa Kôtô, Kikuoka Kengyô, Matsuura Kengyô, Minezaki Kôtô, Mitsuhashi Kengyô, Mitsuzaki Kengyô, ecc.);
  3. sôkyoku della scuola Yamada (18 brani, in massima parte opera di Yamada Kengyô);
  4. opere del rinascimento del sôkyoku, del Meiji shinkyoku e di epoca contemporanea (17 brani di Mitsuzaki Kengyô, Yoshizawa Kengyô, Nakanoshima Kin'ichi, ecc.).
Per ogni brano è riportata la pronuncia del testo in romaji e la sua traduzione inglese, precedute da una breve introduzione che ne illustra l'origine e il carattere (i testi originali giapponesi sono riportati in appendice).

Nonostante il sôkyoku e il jiuta siano generi in cui la musica e la melodia hanno un ruolo molto importante (sono infatti esempi tipici di utaimono), credo che una conoscenza del testo sia necessaria per comprendere lo spirito del brano e poterlo quindi apprezzare pienamente. Questo volume risulta quindi uno strumento estremamente utile nell'ascolto dei dischi, le cui note di copertina putroppo spesso tralasciano di riportare i testi dei brani.

Musica contemporanea

Luciana Galliano, Yôgaku. Percorsi della musica giapponese del Novecento, Libreria Editrice Cafoscarina, 344 pag., formato 17.2 x 23.0 cm (1998)

Copertina N.B.: l'indice e il testo della prefazione del libro sono riprodotti in De Musica, Anno II (1998).

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Ultimo aggiornamento: 8 ottobre 2004
Autore: hogaku@hogaku.it