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Opera che offre un panorama abbastanza completo della grammatica della
lingua giapponese contemporanea. Il materiale è esposto in modo
piuttosto sintetico; in alcuni casi la trattazione potrebbe essere più
dettagliata e propedeutica, soffermandosi maggiormente sui diversi usi
e significati dei costrutti descritti.
I costrutti grammaticali sono illustrati da parecchi esempi che
sono tutti tradotti ma vengono riportati in
kanji
senza trascrizione in
romaji
e senza
furigana
(le letture di tutti i
kanji
utilizzati sono elencate in una appendice); per tale motivo il libro è
più adatto a chi abbia intenzione di imparare anche la lingua scritta.
Nonostante l'aspetto "essenziale" e il formato ridotto, si tratta di
un'introduzione abbastanza completa (seppur molto sintetica) alla
lingua giapponese moderna. Il libro è orientato a un approccio pratico
e descrive i principali elementi della grammatica e della sintassi e
il modo corretto di usarli. Le spiegazioni (sempre molto chiare) sono
completate da esempi di frasi, scritte in
kanji
e fornite di traslitterazione
romaji
e di traduzione. L'introduzione riporta una tabella dei
kana;
come è normale per una grammatica (soprattutto di queste dimensioni)
non viene invece fornito nessun elenco delle letture dei
kanji.
Particolare importanza viene data alla descrizione dei diversi livelli
di cortesia del discorso ed è anche illustrato brevemente ma
efficacemente il linguaggio onorifico (keigo). Un altro
capitolo tratta del modo corretto di scrivere lettere di diversi
livelli di formalità, di cui vengono anche riportati una decina di
esempi. Infine sono inclusi due glossari di termini commerciali e
termini tecnici.
In definitiva si tratta di uno strumento pratico per chi voglia
farsi rapidamente un'idea della lingua giapponese.
Nonostante la definizione basic del titolo, si tratta di una
grammatica piuttosto estesa e approfondita della lingua giapponese
moderna. È divisa in tre parti. La prima parte è un'introduzione sulle
caratteristiche generali della lingua e si sofferma soprattutto sugli
aspetti che più differiscono dalle lingue occidentali come
l'indicazione dell'argomento della frase con la particella wa,
l'uso del passivo, i livelli di cortesia, i termini onomatopeici. La
seconda parte elenca alfabeticamente particelle, ausiliari, desinenze
e costrutti particolari; l'uso di ogni termine è spiegato
dettagliatamente e illustrato da parecchi esempi di frasi (tutte
fornite di traslitterazione
romaji
e di traduzione). La terza parte consiste in una serie di tavole
riassuntive (coniugazione dei verbi e degli aggettivi, suffissi
verbali, numerali e classificatori).
Corso di esercizi di lingua giapponese volto soprattutto
all'apprendimento della grammatica e della lingua scritta. Il volume è
formato da 34 lezioni, ciascuna delle quali comprende una lettura e
parecchi esercizi. Il libro ha la caratteristica di essere scritto
interamente in giapponese senza aver alcuna spiegazione in lingua
occidentale; poiché tuttavia le lezioni partono da un livello
elementare e sono molto progressive, il libro si presta anche a uno
studio da autodidatta da parte di chi si accosti alla lingua
giapponese per la prima volta (studiando contemporaneamente una
grammatica e avendo a disposizione un vocabolario). Infatti ogni
lezione introduce una sola regola di grammatica che può essere
abbastanza facilmente individuata anche in assenza di spiegazioni,
soprattutto se si utilizza il manuale di
Kubota che introduce i diversi costrutti
grammaticali più o meno nello stesso ordine.
Per quanto riguarda la scrittura, le prime lezioni sono scritte interamente in kana (che dunque occorre saper leggere fin dall'inizio). A partire dalla terza lezione vengono progressivamente introdotti anche alcuni kanji (10 - 12 per lezione). Alla fine del corso lo studente dovrebbe avere acquisito (oltre alle principali regole di grammatica) 380 kanji e 1400 vocaboli di uso comune e dovrebbe quindi essere in grado di passare a materiale di studio più complesso (come il libro di letture di Ashby).
Esempi di pagine:
pagine 242-3 (96 kb;
testo iniziale della lezione 29),
pagine 248-9 (92 kb;
una parte degli esercizi relativi).
Il libro raccoglie otto brevi testi in giapponese scritti da autori
contemporanei (tra cui
Sakamoto Ryûichi,
Yoshimoto Banana e Murakami
Haruki). Si tratta di brani completi di tipo diverso (novelle, saggi,
racconti di esperienze personali) che sono esempi di "giapponese
reale" in quanto sono estratti da libri o riviste rivolte a lettori
giapponesi e che quindi non sono stati scritti con finalità didattiche di
insegnamento della lingua. Per ogni brano vengono riportati, oltre al
testo giapponese originale, la traslitterazione completa in
romaji
e la traduzione inglese; sono inoltre incluse anche numerose note che
spiegano punti difficili del testo, forme idiomatiche o costrutti
grammaticali particolari.
Grazie a questi aiuti i testi possono essere affrontati subito dopo i primi stadi di studio della lingua giapponese, cioè da studenti che abbiano una conoscenza di base della grammatica e che sappiano leggere i kana e le prime poche centinaia di kanji. A mio parere questo libro è utilissimo per acquisire dimestichezza con il linguaggio scritto e allargare la propria conoscenza dei kanji proprio in questo delicato periodo di apprendimento in cui si cerca materiale più complesso e interessante degli eserciziari elementari ma non si è ancora in grado di affrontare autonomamente un libro o un giornale se non a prezzo di una notevole fatica di ricerca sui dizionari dei caratteri e della lingua (e quindi con una lentezza esasperante). Il libro risulta ancora più prezioso in quanto il materiale disponibile sul mercato a questo livello è purtroppo piuttosto scarso.
Esempi di pagine:
pagine 4-5 (164 kb).
Il dizionario è composto da due volumi (Giapponese-Italiano e
Italiano-Giapponese) venduti separatamente. È abbastanza esteso
(75,000 voci) nonostante abbia un formato piuttosto compatto e
trasportabile.
Nel volume Giapponese-Italiano le voci sono riportate in kana con dicitura secondaria in kanji; ogni voce ha i diversi significati elencati chiaramente con numeri in grassetto. La spiegazione delle voci comprende anche numerosi esempi d'uso, frasi fatte, locuzioni e parole derivate, tutti tradotti in italiano: i testi in giapponese sono però scritti in kanji senza traslitterazione e senza furigana e possono perciò rappresentare un problema per chi si trovi ai primi stadi dello studio della lingua. Da questo come da altri particolari sembra che il dizionario sia rivolto agli utenti giapponesi più che agli italiani.
Anche dal punto di vista della proprietà del linguaggio è necessario muovere qualche critica. Infatti in molti casi le traduzioni proposte, pur non essendo errate, sono affette da imprecisioni che sembrano derivare da una limitata familiarità con la lingua italiana o da una traduzione non accurata del corrispondente termine inglese.
Un esempio: la prima traduzione proposta per la parola bôchô 傍聴 è assistenza, mentre bôchô significa assistere nel senso di essere presente a, essere spettatore di (in italiano assistenza ha una forte connotazione di prestare aiuto, cooperare che è assente dal termine giapponese). Comunque dopo assistenza il dizionario riporta anche la traduzione più corretta presenza e, per il verbo 傍聴する, essere presente, presenziare, partecipare, assistere.
In altri casi i vocaboli italiani scelti come traduzione del vocabolo giapponese ne rendono sì il significato generale ma sembrano mancare proprio l'equivalente più appropriato. Altre volte manca una descrizione chiara dell'ampiezza del significato del termine giapponese; anche questo difetto sembra essere legato al fatto che l'opera è rivolta soprattutto a un pubblico giapponese e quindi si preoccupa maggiormente di fornire l'equivalente italiano per tutte le accezioni del termine giapponese (supposte note al lettore e richiamate da sinonimi giapponesi, sempre scritti in kanji senza furigana) piuttosto che spiegare al lettore italiano l'uso del vocabolo giapponese. Per alcune parole di uso meno frequente non viene neppure data una traduzione generale, ma viene solamente proposto un esempio di frase (in giapponese) con la sua traduzione italiana; spesso questo modo di procedere illusta solo una delle possibili traduzioni e accezioni del termine.
Questi difetti sono in parte compensati dall'abbondanza di esempi riportati; nel complesso questo dizionario rimane uno strumento utile, anche perché credo si tratti dell'unico dizionario Giapponese-Italiano in vendita in Italia (a parte il piccolo tascabile Vallardi).
Esempi di pagine:
pagina 658 (184 kb),
pagina 659 (188 kb).
Questo dizionario si concentra sui termini più importanti della lingua
(contiene solamente 3,000 voci) di cui però illustra estesamente i
diversi significati e spiega il modo d'uso, soprattutto nei casi in
cui questo abbia qualche particolarità rispetto al termine
corrispondente inglese. Le spiegazioni sono integrate da numerose
frasi esemplificative, tutte dotate di
furigana
(anche per i
kanji
più comuni), di traslitterazione in
romaji
e di traduzione inglese.
Si tratta quindi di uno strumento utile nelle prime fasi di apprendimento della lingua ma che non può sostituire un dizionario più convenzionale e completo.
Esempi di pagine:
pagine 6-7 (144 kb),
pagine 8-9 (148 kb).
Opera di assoluto riferimento per lo studio della lingua giapponese:
l'accuratezza della descrizione dei significati dei termini e la
proprietà della scelta della loro traduzione testimoniano di una lunga
tradizione di conoscenza della lingua inglese da parte degli studiosi
giapponesi che purtroppo non ha riscontro per l'italiano.
Il dizionario presenta una scelta di vocaboli molto ampia (240,000 voci) che comprendono anche termini di uso poco frequente o antiquati (ma non di bungo). I termini sono elencati in caratteri latini (romaji) in cui vengono anche indicati con segni particolari gli accenti di intonazione, con dicitura secondaria in kanji; oltre alle traduzioni sono riportati parecchi esempi d'uso ed espressioni idiomatiche, tutte dotate di traduzione ma scritte in kanji senza traslitterazione né furigana.
L'opera comprende anche un volume separato English-Japanese.
Grande dizionario della lingua giapponese. Svolge sia la funzione di
dizionario monolingua, spiegando in giapponese il significato dei
termini della lingua comune e illustrandone l'uso (anche attraverso
esempi di frasi), sia di dizionario enciclopedico, riportando notizie
e spiegazioni essenziali su personaggi storici (uomini politici,
artisti, scrittori), animali e piante, nomi geografici (regioni,
città, fiumi, laghi, montagne), opere artistiche e letterarie, termini
scientifici o legati alla cultura. Naturalmente tutti i termini che
rientrano in questa seconda categoria non sono affatto riportati in un
comune dizionario bilingue (giapponese-italiano o giapponese-inglese);
ciò rende questo volume uno strumento utilissimo per chi voglia
affrontare la lettura di libri in lingua (si può dire che questo
dizionario sia per la lingua giapponese quello che il Webster's
è per la lingua inglese).
L'opera comprende in tutto circa 200,000 termini; per tutte le voci per cui è possibile (circa 120,000) viene riportata anche la traduzione inglese; le spiegazioni sono integrate da circa 6,500 disegni e fotografie. Sono anche presenti numerose appendici (tavole di grammatica, geografia, storia, ecc.).
Esempi di pagine:
pagina 988 (212 kb;
si notino le voci sullo
jabisen
e sullo
shamisen
con le relative illustrazioni),
pagina 1540 (204 kb;
si notino le voci sui vari membri della famiglia
Tokugawa).
Il libro passa in rassegna i 1945
jôyô kanji;
oltre alle letture
on e
kun
e ai principali significati, di ogni carattere viene riportata una
spiegazione basata sull'etimologia, cioè una ricostruzione
dell'origine di ciascuno degli elementi che lo compongono e della
logica secondo cui tali elementi sono combinati per formare il
significato del carattere. Questo processo di ricostruzione è spesso
estremamente difficile a causa dell'antichità dei
kanji,
che si sono formati in una cultura estremamente remota dalla nostra.
In molti casi le analogie e le associazioni di idee, spesso la stessa
forma degli oggetti di uso quotidiano che hanno ispirato le persone
che li hanno ideati sono oggi perduti o difficilmente comprensibili.
Inoltre i caratteri che sono stati adottati in Giappone attorno al
periodo Asuka
sono già il risultato di un'evoluzione più che millenaria, in cui le
loro forme si sono semplificate e stilizzate e i loro significati si
sono trasformati in un complesso gioco di analogie e prestiti. Non ci
si deve quindi stupire se, nonostante l'analisi delle forme antiche
dei caratteri (a volte sensibilmente diverse da quelle attuali) a cui
l'Autore ricorre, la spiegazione della loro origine rimanga spesso
oscura o incerta tra versioni discordanti e, in alcuni casi, del tutto
ignota.
Il libro ha lo scopo dichiarato di voler fornire un aiuto alla memorizzazione dei kanji. Se l'Autore sia riuscito o no in questo proposito è probabilmente una questione di opinione personale. Da parte mia trovo che in generale le etimologie fornite siano effettivamente utili; anche nei casi in cui la spiegazione è vaga o incerta, il fatto stesso di analizzare i vari elementi e cercare di collegarli trasferisce lo sforzo di memorizzazione da un piano puramente grafico/visivo a uno logico/verbale e quindi è di aiuto alla memoria (forse persone che hanno di natura una memoria visiva molto sviluppata la potranno pensare diversamente).
Al fine di facilitare la memorizzazione l'Autore fornisce anche,
per ogni carattere, una breve frase, una specie di motto, che cita
tutti gli elementi che compongono il carattere e cerca di collegarli
al suo significato. Questo artificio dovrebbe fornire una "chiave
verbale" sintetica in sostituzione delle sottigliezze e incertezze
della spiegazione etimologica vera, ma spesso la semplificazione
risulta in un'accozzaglia di termini disparati che francamente non
trovo di alcun aiuto alla memoria: è forse questa la parte più
discutibile del libro.
Questo libro costituisce un'introduzione semplice e non convenzionale
alla lingua giapponese classica. Invece di descrivere le
caratteristiche grammaticali e sintattiche in modo sistematico e
formale come avviene nelle comuni grammatiche, l'Autrice guida il
lettore alla scoperta del
bungo
attraverso una serie di esempi concreti. Al fine di limitare le
dimensioni degli esempi nello stesso tempo evitando i problemi
connessi con le citazioni da opere estese (i cui estratti possono
risultare oscuri per l'assenza del necessario contesto), i testi sono
costituiti da proverbi e (a partire dal quarto capitolo) da
tanka
(per la massima parte estratti dal
Shin Kokinwakashû).
Si tratta di quasi un centinaio di testi brevi e di significato
compiuto, ognuno dei quali è commentato estesamente da un punto di
vista grammaticale, introducendo quando necessario anche i riferimenti
culturali necessari per la comprensione e l'apprezzamento estetico. I
testi sono scelti e ordinati in modo tale che le regole di grammatica
possono essere introdotte progressivamente. Alla fine del libro il
lettore si troverà quindi in possesso di una conoscenza di base della
lingua classica che gli può permettere di affrontare opere più
complesse e sistematiche; soprattutto avrà avuto un contatto diretto
con la raffinatezza della lingua letteraria e sarà quindi in grado di
apprezzare le sottili sfumature della poesia giapponese che sono
inevitabilmente perse nelle traduzioni.
Per la semplicità e la gradualità dell'approccio il libro può
essere consigliato a chiunque abbia una conoscenza poco più che
elementare della grammatica del giapponese moderno.
Questa dispensa (utilizzata nei corsi dell'Università degli Studi di
Venezia) è probabilmente l'unica grammatica di lingua giapponese
classica disponibile in lingua italiana. Il materiale è presentato con
sistematicità ma in modo piuttosto sintetico e schematico; si tratta
quindi di un'opera utile come riferimento ma piuttosto ostica come
primo approccio al
bungo.
Prontuario essenziale della lingua classica. La maggior parte del
libro è occupata dagli elenchi dei diversi suffissi verbali e delle
principali particelle (avverbi, congiunzioni, interiezioni, ecc.) che
ricorrono nel
bungo.
Di ogni termine vengono spiegati abbastanza dettagliatamente il
significato e le particolarità grammaticali e vengono anche riportati
esempi d'uso tratti dalla letteratura classica. Questo materiale è
anche riassunto da tabelle riportate in appendice.
Si tratta quindi di un'opera di consultazione, organizzata in modo
razionale e comoda a chi abbia già una conoscenza di base della lingua
classica, ma non adatta come primo approccio ad essa.
Dizionario monolingua della lingua classica. Nonostante comprenda un
numero piuttosto elevato di vocaboli (55,000) ha dimensioni abbastanza
compatte, ottenute ricorrendo a piccoli caratteri. Il significato di
ogni termine è illustrato attraverso una scelta di sinonimi oppure una
spiegazione in lingua moderna, a cui sono sempre aggiunti anche alcuni
esempi di frasi tratti da opere originali. In molti casi la
spiegazione a parole è integrata da una figura (ad esempio per
illustrare la forma di oggetti oggi non più usati, fogge di vestiti o
acconciature, elementi architettonici o emblemi).
Il dizionario comprende anche alcune appendici (una storia dei
dizionari giapponesi a partire dall'antichità, tavole dei
man'yôgana
e dell'uso antico dei
kana)
ma nessuna tavola grammaticale.
Presentazione dell'evoluzione della lingua giapponese dalle origini
ai nostri giorni. Trattandosi di una dispensa universitaria, il
livello dell'esposizione è piuttosto tecnico e in particolare
richiede una certa conoscenza della grammatica giapponese. In
appendice sono riportati brevi esempi di testi giapponesi dal X al
XIX secolo, tradotti e commentati.
La dispensa del Prof. Tollini può essere scaricata direttamente dal
materiale
didattico del Dipartimento di Studi sull'Asia Orientale dell'Università
di Venezia.
Dettagliata descrizione dei principali linguaggi del Giappone che non
si limita allla lingua standard ma prende in considerazione anche le
differenze esistenti tra i vari dialetti (dialetti orientali del
Kantô,
occidentali del
Kansai
e meridionali delle
Ryûkyû)
e la lingua
Ainu.
I diversi linguaggi sono studiati nei loro aspetti fonetici,
grammaticali e sintattici, toccando anche gli aspetti dell'origine,
della parentela con altre lingue e dell'evoluzione storica.
Il libro è uno studio socio-linguistico sulle relazioni esistenti tra
il linguaggio e la cultura e mentalità dei giapponesi. L'Autrice
analizza diverse caratteristiche distintive della lingua giapponese
rispetto alle lingue occidentali (e in particolare l'inglese) e fa
vedere come molte differenze possono essere ricondotte a una diversa
attitudine di fondo nei confronti dell'uomo e della società. In
termini molto generali si può dire che mentre l'occidentale
attribuisce più importanza all'individuo e alla descrizione oggettiva
del mondo, il giapponese pone maggiormente l'accento sulla società e
sulla descrizione delle implicazioni soggettive e relazionali della
realtà. Anche se osservazioni di questo tipo hanno sicuramente una
base di verità, tuttavia quando vengono espresse in termini così
generali corrono il rischio di diventare nebulose e vuote di
significato. Il merito di questo libro è quello di far vedere come
invece queste categorie abbiano un preciso riscontro nella diversità
dell'uso del linguaggio e perfino della grammatica del giapponese
rispetto alle lingue occidentali.
Ultimo aggiornamento: 19 aprile 2003